Comprendere l'ansia partendo dal corpo
Quando ho cominciato a praticare il Metodo Feldenkrais ero interessata soprattutto ad esplorare un modo di stare in contatto con il mio corpo, a migliorare la mia postura, la mia flessibilità.
Non pensavo assolutamente che qualcosa sarebbe cambiato anche a livello più profondo.
Praticavo meditazione in un centro zen, mi piaceva fare tecniche di respirazione e non avevo problemi a godermi la tranquillità e il relax.
Ho capito tempo dopo che questo non significa necessariamente essere liberi dalle manifestazioni corporee dell'ansia.
Ero così abituata alla tensione muscolare (si chiama bracing) che non sapevo nemmeno di essere in tensione, era il mio standard di normalità.
Anche se il mio dentista si era accorto benissimo che serravo i denti di notte e masticavo l'interno delle mie guance, non credevo ci fosse niente di strano nella mia mandibola.
Dopo il primo modulo di formazione di metodo Feldenkrais, io ma anche i miei compagni di formazione, abbiamo cominciato a notare che ci sentivamo diversi, ma non sapevamo come spiegarlo.
Non ci sentivamo più calmi o più rilassati, ci sentivamo più... felici.
E ce lo dicevamo quasi di nascosto, rendendoci benissimo conto di quanto fosse bizzarro e assurdo quello che stavamo vivendo e le sensazioni nuove a cui non sapevamo dare un nome.
Oggi, in modo un po' più tecnico lo definirei uno stato di espansione o di dominanza vagale ventrale riferendomi alla teoria polivagale di Stephen Porges.
Il fatto è che quando usciamo dagli schemi di tensione muscolare, non appare qualche grande segnale magico che ci avvisa e ci dice: "Hei, sei uscita dallo schema dell'ansia", semplicemente cominciamo a sentirci meglio dentro il nostro corpo e nel mondo.
E questo significa cominciare a godere di sensazioni positive del corpo ma anche delle piccole cose della vita. In altre parole, tutto diventa più piacevole.
In questo contesto, il Metodo Feldenkrais offre un approccio corporeo originale per affrontare le manifestazioni somatiche dell'ansia e favorire una maggiore regolazione del sistema nervoso.
L'ansia come disorganizzazione del corpo
Feldenkrais riteneva che il modo in cui ci muoviamo riflette l’intera organizzazione del nostro essere: mentale, emozionale e fisico.
L’ansia, da questo punto di vista, si manifesta come una disorganizzazione funzionale.
I segnali dell'ansia non sono solo "sintomi" ma modi abituali di essere che rispecchiano l'intero schema corporeo con cui la persona affronta il mondo.
Perché soffriamo di Ansia
Tutto deriverebbe da una schema istintivo di protezione che ci portiamo dietro da quando vivevamo sugli alberi.
Chiudersi, infatti, serve a proteggere gli organi interni e a schermarsi da possibili cadute o minacce esterne.
Secondo Feldenkrais, l’ansia si esprime attraverso uno schema muscolare caratterizzato da una contrazione costante dei flessori del corpo, che porta a una postura chiusa e ritratta.

Anche flesse, bacino in retroversione, testa in avanti, spalle curve, lo schema motorio del chiudersi in avanti è molto simile in una caduta o in uno stato di paura o tristezza.
Il corpo in stato d'ansia: segnali e schemi ricorrenti
Chi vive con ansia cronica spesso mostra uno schema corporeo piuttosto riconoscibile:
- Spalle sollevate o irrigidite
- Respiro toracico, superficiale e veloce
- Mascella serrata o tensione nel volto
- Addome contratto e difficoltà a sentire il bacino e il sostegno del suolo
- Movimenti rapidi o bloccati, senza transizioni fluide
- Mancanza di un buon contatto con il suolo o il pavimento
Questi schemi non sono solo effetti dell'ansia: ne sono parte attiva.
Il corpo mantiene e rinforza lo stato di allerta.
Rompere questo circolo richiede qualcosa di più di una semplice "distensione muscolare".
Serve una nuova esperienza organizzativa, cioè un modo di organizzare diversamente come funziona il corpo.
Contrazione automatica e vigilanza
Feldenkrais osservava che molti adulti vivono in uno stato di contrazione difensiva cronica.
È una risposta del sistema nervoso che, in chi vive con ansia, diventa quasi permanente.
La muscolatura non "torna a riposo", resta in uno stato di prontezza, come se un pericolo fosse sempre imminente.
Quando questo diventa il nostro standard, ci dimentichiamo la sensazione di muscolo rilasciato.
Perdita della differenziazione
Quando siamo in ansia, tendiamo a muoverci "tutto d’un pezzo", come se il corpo non potesse più organizzarsi in modo fine e differenziato.
Feldenkrais vedeva questa perdita di differenziazione come un segno di inefficienza e rigidità.
Pensa: come si muove un robottino e come si muove un umano?
Il movimento umano è fluido, morbido, elegante.
Il robottino (almeno finché la robotica non farà altri progressi) si muove tutt'un pezzo, è rigido e scattoso.
Di solito è impercettibile, ma quando vediamo un umano muoversi in maniera robotica, non occorre essere degli esperti per sapere che c'è qualcosa che non va.

L’importanza del suolo
Nei suoi insegnamenti, Feldenkrais invitava a riscoprire la relazione con il suolo. Chi vive con ansia tende a perdere senso di radicamento, di sostegno, non usa il pavimento come punto di appoggio ma a volte mostra quella camminata che io chiamo: stare sulle uova, come per paura di romperle.
Ritrovare la sensazione di essere sostenuti dalla terra può aiutare il sistema nervoso a uscire da uno stato iperattivato.
Interruzione degli schemi automatici
Il Metodo Feldenkrais, proponendo movimenti lenti, variati e guidati dalla curiosità, crea interferenze gentili nei modelli automatici e offre alternative più efficienti.
Questo aiuta a rendere coscienti abitudini che alimentano l’ansia e permette al sistema nervoso di trovare alternative più funzionali e calmanti.
Siamo come un pesce che non sa di stare nell'acqua, finché qualcuno non ci aiuta a vederlo.
Il Metodo Feldenkrais: un approccio somatico all'ansia
Il Feldenkrais è un sistema di lezioni di movimento basato sull'unire movimento e sulla consapevolezza.
Non parte dall'idea di correggere il corpo, ma di offrirgli nuove possibilità organizzative attraverso sequenze di movimenti lenti, curiosi e non giudicanti.
In un contesto di ansia e disregolazione del sistema nervoso, questo approccio risulta particolarmente efficace perché:
Dallo stress alla regolazione: come funziona una lezione Feldenkrais
Durante una lezione di gruppo (chiamata "consapevolezza attraverso il movimento"), l'insegnante guida i partecipanti con indicazioni verbali semplici: esplorazioni del respiro, del contatto con il suolo, dei piccoli gesti che si integrano nel movimento globale.
Non si cerca la performance, ma la varietà e la qualità dell'esperienza.
Questo permette al sistema nervoso di uscire dalla logica del "fare bene" (che spesso alimenta lo stress) e ritrovare uno spazio percettivo più ampio, più calmo, più abitabile.
Ansia e Feldenkrais: perché funziona
Il Metodo Feldenkrais non è una terapia per l'ansia in senso clinico, ma può ridurre sensibilmente i sintomi associati alla disregolazione.
La sua efficacia si basa su alcuni principi fondamentali:
1. Sicurezza
Le lezioni si svolgono in un ambiente non competitivo, senza giudizio, senza obbligo di far bene, senza imitazione dell'insegnante.
Non sentirsi sotto pressione è fondamentale per le persone che vivono stati d'allerta cronici.
Abbiamo avuto tutti un insegnante che correggendoci, sgridandoci o umiliandoci, ci ha fatto passare la voglia di imparare, conoscere ed esplorare.
Nel feldenkrais l'autorità è dello studente e non dell'insegnante.
2. Movimento lento
La lentezza non è un obiettivo ma uno strumento.
Il movimento lento permette di notare ciò che normalmente sfugge, abbassando il tono di attivazione del sistema nervoso.
Non si tratta di "distrarre" la mente, tutt'altro di focalizzare l'attenzione sul corpo in movimento, quindi di aumentare la presenza, diminuendo allo stesso tempo l'allerta.
3. Riduzione dell'automatismo
L'ansia è spesso alimentata da risposte automatiche.
Esplorare varianti di movimento e proporre alternative motorie permette al sistema di uscire da movimenti ripetitivi e rigidi.
4. Integrazione
Le lezioni Feldenkrais favoriscono un senso di coesione tra le parti del corpo. Questo contrasta la frammentazione percettiva tipica dello stress, dell'ansia e del burnout e facilita una presenza più unificata e centrata.
Feldenkrais e consapevolezza corporea: un alleato contro lo stress
Molte persone arrivano al Metodo Feldenkrais spinte da dolori fisici o rigidità.
Ma spesso scoprono che il vero beneficio è un altro: un corpo che si sente meno minacciato. Più aperto, più stabile, più chiaro.
Quando lo stress non è più l'unica modalità disponibile, il sistema nervoso comincia a riconoscere altre possibilità.
È qui che avviene il cambiamento: non in un grande gesto risolutivo, ma nel graduale riscoprire che si può abitare il corpo anche senza tensione costante.
Conclusione: un lavoro silenzioso ma trasformativo
Nel rumore di soluzioni veloci e tecniche "miracolose" per combattere lo stress, il Metodo Feldenkrais propone un'altra via.
Più silenziosa, più rispettosa, solo apparentemente lenta.
Ma profondamente trasformativa.
Lavorare sul corpo in questo modo non significa ignorare la dimensione emotiva o psicologica dell'ansia, ma integrarla da un altro punto di vista: quello del gesto, della respirazione, dell'appoggio.
Perché il corpo non è solo il luogo in cui l'ansia si manifesta, ma anche quello in cui può cominciare a trasformarsi.
E forse è proprio quando smettiamo di combattere lo stress frontalmente, e cominciamo ad ascoltarlo nei movimenti più piccoli, che il sistema nervoso ritrova davvero il suo equilibrio.
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Ho già fatto l’esperienza di aver seguito delle lezioni e di essere rimasta stupefatta dai cambiamenti che sentivo. Quindi l’articolo mi trova perfettamente d’accordo. In questo momento però ho un problema: sono stata operata all’anca sinistra, sto facendo ancora la fisioterapia e non sono ancora in grado di stendermi per terra. la mia domanda: posso seguire le lezioni stando sdraiata su un materassino posto su un divano?
Ciao Lucia, dopo un intervento è meglio essere cauti e ti consiglio di seguire i consigli dei medici. Il feldenkrais ha tanti movimenti proprio sui fulcri principali cioè anche e spalle, dopo un intervento di protesi è bene stabilizzare prima la zona e ricostruire la muscolatura di sostegno. Quando i medici ti avranno dato il via libera per la ginnastica di gruppo, scrivimi e capiremo insieme.