Simone Biles, l’errore di cartesio e l’interocezione - Caterina Marzoli

Simone Biles, l’errore di cartesio e l’interocezione

Ogni volta che un atleta fa un passo indietro e sceglie di sottrarsi al circo di obblighi e imposizioni che gli sta intorno, l’umanità fa un passo avanti verso una migliore salute mentale e un sistema nervoso più regolato. 

Ma la questione “Simone Biles” in parte riguarda anche noi perché la pressione verso la prestazione massima e il record ha da almeno vent’anni invaso il mondo del lavoro e sta raggiungendo livelli preoccupanti nel mondo occidentale.
Il tema delle somiglianze del crollo nervoso di Simon Biles e il tema delle prestazioni/richieste portate all’estremo e la nostra vita di persone “normali” era all’ordine del giorno a raistereo 3 stamattina e io per puro caso ero all’ascolto.

Se vuoi ascoltarla sul sito di Rai Play Radio c’è il podcast di "Tutta la città ne parla", cerca la puntata del 28 luglio.

Tutto dipende dalla mente (non è vero!)

Il primo intervento della trasmissione parlava esclusivamente di sport e di come dalla mente dipenda tutto e il problema dello sport sarebbe che con tutta la scienza e gli esperti che gli stanno intorno, non prende in considerazione la mente dell’atleta. 

Se mi conosci un po’, già ti stai immaginando che stavo friggendo e che mi devo togliere qualche sassolino dalla scarpa, ma soprattutto proporre visioni e narrazioni alternative.

Ora, a parte che nello sport esistono psicologi e mental coach già da un po’ (semmai sarà un problema il poterseli permettere per chi fa sport poveri), l’importanza dell’atteggiamento mentale nella competizione è riconosciuta già da tempo. 

Senz’altro, se parliamo di gare e competizioni, la mente, intesa come volontà di affermazione e capacità di rimanere lucidi e strategici ha la sua importanza.
È vero che a volte la mente molla, mentre il corpo potrebbe ancora dare qualcosa.

Ma da qui, a dire che dalla mente dipende tutto, c’è in mezzo ancora tanta ignoranza della psico- e neurofisiologia umane.

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Il doping mentale

Se avete mai provato a fare jogging al parco e un secondo prima di mollare, il vostro lettore mp3 ha fatto partire “We are the Champions” cantata da Freddy Mercury (non la conosci? cercala!) sapete che avete tirato avanti altri 5 min o forse più grazie all’atmosfera epica che quella canzone crea, allontanando dalla mente la sensazione di stanchezza (temporaneamente).
Infatti ogni tanto qualcuno prova a proporre di vietare la musica in mp3 in competizioni come la maratona.


Non ho dovuto proseguire molto nell'ascolto del programma per sentire finalmente qualcosa che mi ha colpito come una verità incontrovertibile.

Non ricordo assolutamente la presentazione della persona ma ricordo perfettamente la sua frase d’attacco:

“L’errore principale dello sport è che gli atleti pensano di avere un corpo invece di essere un corpo”

Apparentemente una piccola differenza, in realtà è un mondo: essere e avere.
Non solo atleti, anche musicisti, attori e danzatori cadono spesso in questo errore.

Il dualismo mente/corpo e l'errore di Cartesio

Con uno strumento si possono fare tantissime cose.

Uno strumento si costruisce, si migliora, si affina, si rompe, si aggiusta a volte, ma rimane qualcosa di estraneo, qualcosa di altro, di diverso da me, su cui posso agire con la forza di volontà, il mio corpo è una macchina che deve fare quello che dico io.

Avere un corpo, pensarlo come lo strumento di lavoro è diverso da essere il proprio corpo, da sentirsi presenti nel corpo ed essere “incarnati”.

Questo forte dualismo mente/corpo con la supremazia della mente o dell’anima non è nuova in occidente, anzi gira da circa 4 secoli, da quando il filosofo Cartesio ha sviluppato il suo “Discorso sul metodo” e il suo "Cogito ergo sum", penso dunque sono.

Dopo anni di lavoro clinico su corpo, cervello e movimento con centinaia di  pazienti e clienti, cambierei questa frase con:

L’errore di Cartesio è stato quello di non capire che l’apparato della razionalità non è indipendente da quello della regolazione biologica. (Antonio Damasio)

Per un approfondimento delle conseguenze negative del pensiero di Cartesio sulla società occidentale, il neurofisiologo Damato ha scritto un libro di un certo successo intitolato appunto: l’errore di Cartesio.
Nello screenshot qui sotto la pagina dal sito dell'editore

Quando il corpo dice no

Che sorpresa accorgersi che non è così, che il corpo sembra avere le sue idee su cosa gli va di fare e che quando il corpo dice no (altro titolo di un altro ottimo libro), lo dice anche piuttosto chiaramente.
Purtroppo in  pochi sanno interpretarne il significato.

Se il corpo di Simone Biles potesse parlare

sono sicura che non ci parlerebbe solo di demoni nella testa, forse non ci parlerebbe affatto di demoni, ci parlerebbe di una o due di queste cose:

  • un elefante seduto sul petto,
  • fumo che esce dalle orecchie
  • salivazione azzerata
  • nodo alla gola
  • tensione nella pancia
  • intestino annodato
  • cuore impazzito
  • respiro difficile

Sono solo alcuni dei modi che il linguaggio verbale ha fissato per descrivere sensazioni del corpo.

Tutti le abbiamo provate almeno una volta,  alcuni però non se ne rendono nemmeno conti, altri, invece, se ne rendono  conto, ma raramente c'è abbastanza consapevolezza da collegarli a pensieri, sensazioni ed emozioni e fare una lettura globale di quello che ci sta succedendo.

Non c’è la consapevolezze che noi siamo un corpo, che il corpo in quel momento ci sta dicendo qualcosa che va ascoltato.

Cambiare registro si può? Dipende...

Se da questo momento in poi, decidiamo di cambiare il nostro modo di pensare da “ho un corpo” a “sono il mio corpo”, cosa succederà?
Nulla.
Assolutamente nulla.

Saremo ricaduti nello stesso circolo vizioso, avremmo di nuovo messo il pensiero senza aver coinvolto il corpo.

Consapevolezza ed interocezione

Per “essere corpo” bisogna cominciare ad praticare qualcosa che gli anglofoni chiamano “embodiment” e che in italiano diventerebbe “incarnazione”, “farsi carne”.
Purtroppo nella nostra lingua non rende allo stesso modo per ragioni culturali e religiose.

Esercitando una capacità che si chiama interocezione e che significa grosso modo che il corpo parla alla mente e la mente ascolta e riparla al corpo.

Come si fa ad “incarnarsi nel proprio corpo”?

Interocezione si riferisce alla capacità di percepire in maniera consapevole e cosciente i propri stati interiori, la definizione, piuttosto ampia e fluida include per esempio i movimenti viscerali (il tuo stomaco che borbotta),  ma anche le emozioni e qualsiasi tipo di sensazione dolorosa o no che venga dall'interno.

Essere consapevoli della nostra interocezione è embodiment, cioè essere incarnati, essere nel corpo, avere consapevolezza del corpo.

Anche se i primi semi di queste idee sono stati gettati dallo psicologo William Reich  (attivo tra gli anni ’20 e ’50), hanno preso piede da circa un ventennio, soprattutto nell’ambito delle psicoterapie.

Finalmente è diventato comune pensare che: non puoi trattare la mente lasciando fuori il corpo.

Allenare l'interocezione

È una capacità che va proprio allenata. Come? 

Ci sono diversi modi di allenare l’interocezione, dal punto di vista tecnico hanno tutti in comune una cosa: utilizzano l’attenzione focalizzata all’interno di sé.

Per raggiungere questo alto livello di attenzione è necessario sgombrare il campo da alcuni ostacoli come:

  • La volontà di un risultato (qualsiasi)
  • La competizione con se stessi o con altri
  • La ripetizione meccanica.


In altre parole, se il tuo istruttore/maestro/coach/fisioterapista ti parla di neuroplasticità, embodiment, interocezione e poi conta le ripetizioni e gli esercizi, non sei nel posto giusto per praticare l’interocezione, però magari ti verranno dei muscoli stupendi.

Se mentre fai un esercizio o prendi una posizione metti attenzione al respiro o a cosa fa il vostro pavimento pelvico, bene, ma non benissimo.

Non stai allenando l’interocezione, la tua attenzione è solo parzialmente sui messaggi del corpo, sei ancora focalizzata o focalizzato sul fare l’esercizio correttamente e sul controllo del corpo, piuttosto che sull’ascolto.

State solo facendo un esercizio complicato ma utile al vostro pavimento pelvico e forse alla vostra schiena. 

Si può allenare l’interocezione stando fermi, come nelle pratiche meditative e di ascolto del corpo, ma nel Feldenkrais si fa con il corpo in movimento, ponendo l’attenzione sui movimenti e notandone gli effetti nel corpo, allenando allo stesso tempo propriocezione e coordinate spaziali.  
Così diventa qualcosa di molto più completo e molto più applicabile nella vita quotidiana. 

L'interocezione non serve a niente se...

Infine, come tutte le cose l’interocezione di per se stessa non ha valore se non viene integrata con il resto della persona, cioè gli aspetti cognitivi, emotivi, comportamentali.

Qual è, infatti, il significato di uno stomaco che borbotta? Avete fame oppure vi sta segnalando una situazione di disagio?

Che tipo di decisione è saggio prendere? Cercare del cibo eliminare la fonte del disagio?

Cosa significa quella tensione alla schiena durante un esercizio? State facendo muscolo oppure è un’avvisaglia del solito mal di schiena?

Se siamo in contatto con il corpo, prendiamo decisioni migliori

Saper leggere i messaggi del corpo ci aiuta a prendere la decisione giusta per il nostro benessere e questo, con una capriola all’indietro, ci riporta a Simone Biles e alla presa di decisioni.

Tutto sommato forse questa giovane donna non è per niente lontana dal suo corpo, non ha per nulla problemi di salute di mentale.
Al contrario, ha ascoltato il suo corpo e ne ha letto i segnali e ha preso la decisione che riteneva più giusta per la sua sopravvivenza. 

Un'altra lettura su quanto accaduto a Simon Biles

Cercando informazioni non filtrate dalla morbosità dei giornali, sono incappata in alcuni forum d'oltreoceano dove altri ginnasti provavano a dare una spiegazione pratica e plausibile dell’accaduto.

Simone Biles potrebbe aver sperimentato durante il salto un fenomeno noto e molto temuto dai ginnasti, i “twisties” cioè una perdita di orientamento nella fase di volo.

Un evento che può capitare in ogni momento nella vita di un ginnasta ma naturalmente ancora di più in situazioni di forte stress.

Sapere dove è il tuo corpo nello spazio (propriocezione) è fondamentale naturalmente in qualsiasi circostanza, ma è assolutamente vitale se stai facendo dei salti dove il tuo corpo cambia posizione più volte in aria e dove non hai contatto con la terra.

Ci dimentichiamo, forse perché troppo abituati ad effetti speciali e photoshop, che un minimo errore in un salto di quel tipo e quindi nell’atterraggio può costare un infortunio mortale o una disabilità gravissima e definitiva.

È evidente che una perdita anche momentanea del proprio orientamento spaziale rende impossibile la partecipazione a qualsiasi tipo di gara, anche amatoriale.

Sotto questa luce, diventa anche più logica la scelta di ritirarsi per non danneggiare la squadra con salti di basso punteggio.

Nota triste: per ogni Simone Biles sul podio c’è qualche anonima ragazza o ragazzo che in fase di allenamento è caduta sul collo e sta continuando la sua vita in sedia a rotelle (non è per impressionare, è davvero tristemente così).

Come puoi utilizzare tu queste informazioni?

Chiediti qual è il rapporto con il tuo corpo e risponditi sinceramente.

Se ti ricordi di avere un corpo solo quando provi dolore o quando sei impegnata o impegnato nell'attività sessuale, è probabile che tu non sappia molto, in realtà, del tuo corpo e dei segnali che ti manda.

I benefici di un migliore rapporto con il proprio corpo sono aspecifici e globali, ma non per questo meno importanti, quando si è connessi con il corpo si gode di:

  • un miglior benessere psicofisico, (pensieri, emozioni, sensazioni saranno meglio integrati tra di loro).
  • una migliore capacità di evitare cadute e infortuni,
  • una migliore capacità di prevenire i tuoi soliti acciacchi (perché per esempio se il collo si sta per bloccare te ne accorgi prima),
  • una migliore presa di decisioni riguardo la propria salute e la propria vita in generale.

Per allenare l'interocezione puoi

  1. Iscriverti a un corso di gruppo di Feldenkrais (da 5 a 10 lezioni sono di solito sufficienti per sentire il corpo) o prendere lezioni individuali,
  2. cominciare pratiche meditative o di ascolto del corpo (saranno probabilmente più lunghe perché in genere si pratica da fermi),
  3. se pensi di non potercela fare dal sola o solo, se non ami fare movimento o meditazione, puoi fare qualche seduta individuale di Somatic Experiencing
    (anche se nato come intervento breve per la rinegoziazione del trauma, è un metodo focalizzato sulle sensazione corporee e sull'interocezione, è totalmente non invasivo e i risultati arrivano in tempi brevi). 


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