Le 5 frasi “spinta” che ci fanno ammalare e le 5 contromosse - Caterina Marzoli

Le 5 frasi “spinta” che ci fanno ammalare e le 5 contromosse

Perché sembriamo così vulnerabili di fronte alle avversità della vita?

D’altronde, la vita di per sé, non è stressante?
Non siamo tutti sottoposti a varie forme di traumi e perdite?
Indubbiamente sì.

Lo stress fa parte della vita.

La vita di per sé è un avventura che prevede alti e bassi, nessuno ha avuto un’infanzia perfetta e tutti hanno avuto almeno un lutto in famiglia o un incidente.
Fa parte della vita.

Ma se queste cose fanno parte della vita, perché diventano la causa di una malattia fisica o di una grande sofferenza emotiva? 

Perché non riusciamo a gestire lo stress

Lo stress è un meccanismo naturale che insorge quando siamo in presenza di una minaccia vera o presunta. 
Se ha una durata breve, lo stress non è negativo e noi esseri umani abbiamo la piena capacità di recuperare.
Tuttavia se lo stress diventa cronico non è più così facile.

L'opposto dello stress è il senso di sicurezza.
Quando percepiamo di essere al sicuro, in una situazione di calma e tranquillità, non siamo  stressati, non proviamo un senso di allerta, né di pericolo incombente.

Il
paradosso è che viviamo in una società relativamente priva di grandi pericoli e minacce, con abbondanza di cibo, un tetto sulla testa e una casa riscaldata, eppure, siamo vittime dello stress.
 
Ci sono diverse ragioni per cui non riusciamo a
tollerare lo stress e a goderci una vita decisamente migliore di quella che i nostri antenati facevano nelle caverne, assediati da tigri dai denti a sciabola.

Quella di cui ti parlo in questo articolo è la pressione sociale verso il perfezionismo e la produzione di risultati mirabolanti. 

Oggi all’individuo viene richiesto un livello di prestazione nel lavoro e nella vita familiare decisamente alta. 

I 5 messaggi "spinta" che non ci fanno bene

Ci sono 5 "messaggi spinta” che lo psicologo Eric Berne ha individuato come messaggi a cui il bambino si adegua e con i quali si fa un’idea del mondo.

Li abbiamo in qualche modo sentiti tutti e sono certa che almeno uno o due ti saranno molto familiari, ma incredibilmente,
tutti e 5 rappresentano lo stile di vita moderno.

Di modo che, anche chi ha avuto la fortuna di un'infanzia tranquilla, si trova comunque immerso in queste "spinte".

I 5 messaggi "spinta" di Eric Berne

Le 5 spinte
  • Sii perfetto
  • Sbrigati
  • Cerca di piacere
  • Sii forte
  • Sforzati

Questi messaggi condizionano il comportamento di un bambino in una direzione o nell’altra e se li porterà dietro anche nel suo modo di essere adulto, ma la cosa sorprendente è che, se Eric Berne ha scritto di queste cose tra gli anni '50 e '70, questi 5 comportamenti “spinta” sembrano più attuali che mai.

La nostra società iperconsumista che glorifica la produzione,e la velocità,  li ha trasformati in imperativi morali di cui tutti, più o meno sentiamo il peso.

Tutte queste 5 spinte hanno qualcosa in comune, ci invitano a non sentire  il corpo, le nostre esigenze e i nostri bisogni,

Al contrario ci invitano ad agire verso le necessità di qualcun'altro:

 
- i risultati aziendali,
- la nonna che non può attendere, 
- un genitore da non deludere.

Possiamo provare a sottrarci naturalmente, ma molto spesso, anche se proviamo a fare un passo indietro, l’ambiente e le persone intorno a noi non comprendono.

Ne deriva una grande sofferenza fisica, emotiva e psichica, perché anche se ci rendiamo conto che dovremmo mollare e cambiare direzione, l’ambiente intorno a noi, gli obblighi sociali o quelli lavorativi ce lo impedisco e ci rimandano il messaggio che:
noi non siamo ok.

Cambiamo la comunicazione

Quando siamo esposti nell’infanzia a questo tipo di messaggio lo interiorizziamo a tal punto che siamo noi stessi ad attivare un dialogo interiore in cui siamo il peggior critico di noi stessi.

A volte non è necessario che sia un superiore poco empatico, un insegnante tiranno o un genitore poco amorevole a dirci di fare di più.

Ma ce lo diciamo da soli.

Le 5 contromosse antistress

Le 5 autorizzazioni che possiamo dare a noi stessi (oppure ad altri nella nostra cerchia di familiari e colleghi) sono:

  • Vai bene così come sei
  • Prenditi il tempo necessario
  • Piaci a te stesso o fai qualcosa per piacere a te stesso
  • Sei forte anche quando dimostri quello che provi
  • Fai una pausa e ricarica le batterie

Questi messaggi sono vere e proprie autorizzazioni interiori, ma ti svelo un segreto (di pulcinella):
per funzionare
non basta che lo dici tra te e te.

Nulla di questo funzionerà se non sai come farlo.

Come fisioterapista e insegnante feldenkrais ho scelto di occuparmi principalmente di quello che succede nel corpo e nel nostro sistema nervoso. 

Perché il corpo occupa la maggior parte di noi, noi siamo il nostro corpo, prima che la nostra mente, anche se la nostra cultura ci identifica con la parte più logica e razionale di noi.

E il nostro sistema nervoso invece, è il vero boss delle nostre vite come ho spiegato in questo articolo.

Parlare, attivare un dialogo, fare ricorso alle nostre capacità cognitive, logiche e razionali può essere utile per certe cose ma non arriva al nostro corpo. 
Il nostro corpo parla il linguaggio delle sensazioni, delle azioni, dei fatti.

Il Feldenkrais è un'attività motoria, non posso chiamarla ginnastica perché è molto di più, che abbraccia queste 5 contromosse come 5 comandamenti per stare bene e stare in contatto con te stesso o stessa.

Non ti sto dicendo che devi per forza iscriverti a un corso, l'importante è trasformare i pensieri in azione in modo che non rimangano lettera morta, pensieri che girano ma solo in testa e belle frasi da condividere su facebook e instagram.

Trasformare le parole in azioni

Se usi la contromossa “fai una pausa per ricaricare le batterie”, la pausa la devi prendere davvero.

Se ti dici “prenditi il tempo necessario per questo progetto”, devi seriamente concederti il tempo che serve. 

Sono le nostre azioni, i piccoli atti rivoluzionari della nostra vita quotidiana che ci aiutano a cambiare direzione, a riformulare la nostra lista delle priorità e a rimetterci al centro della nostra attenzione. 

E quando avremo migliorato come ci sentiamo noi, staranno meglio anche gli altri intorno a noi. 


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