Un esercizio solo non guarisce lo stress

Mentre questo argomento dello stress cronico, del trauma e dell’embodiment sta diventando  sempre più presente e diffuso nei media, si stanno moltiplicando anche gli “esercizi per la guarigione”. 

A parte la meditazione e la respirazione di cui ho già scritto e parlato molto in questo blog e sul canale YouTube, stanno diventando più comuni le stanze della rabbia e gli esercizi dove tremori o vibrazioni ripetute ottengono uno scarico di energia accumulata.

Le persone in Europa che soffrono di qualche tipo di disturbo mentale.

14.2%
Pre-Covid
18.4%
Stima Post-Covid

Pochi? Tanti?  
A sinistra il dato pre-Covid, a destra la stima post-Covid. 

Si stima che con la pandemia ci sia stato un aumento del 30% di disturbi d'ansia e di depressione. 

Quasi 2 persone su 10 
Fonte dei dati: O.M.S. 

A volte colleghi fisioterapisti o insegnanti feldenkrais mi chiedono se gli esercizi per lo stress vanno bene e funzionano.
La mia risposta è: non sempre e non li raccomando come esercizi a sé stanti.

In generale alcuni di questi esercizi si basano sul concetto - di per sé corretto - di scaricare energia del sistema simpatico, cioè quello stato di attivazione provocato dagli ormoni dello stress adrenalina e cortisolo per tornare a uno stato di quiete e di equilibrio.

Ma scaricare l’adrenalina è quello che ci serve?
No.
A volte lo scarico di energia è quello che dobbiamo evitare, per lo meno, all’inizio.
Vediamo perché.

Stress e trauma sono tutti uguali?

Esistono diverse forme di stress, traumi e disturbo da stress post-traumatico.

La prima risposta è che se:
- tremare,
- vibrare,
- scuotersi,  
- piangere,
- singhiozzare,
sono utili per ristabilire un equilibrio momentaneo, lo sono però solo per certi tipi di trauma, tipicamente lo shock improvviso.
Esempi di shock improvviso possono essere un
tamponamento, il terremoto, essere rapinati, lo scoppio di una bomba.

Tutto quello che è
troppo veloce, troppo intenso e troppo improvviso per essere adeguatamente assorbito e digerito dal nostro sistema.

Non solo, lo scarico di energia, funzionerà se il nostro sistema nervoso era già decentemente solido e regolato prima dell’evento.


Sapete quante persone arrivano da me con queste caratteristiche?

Poche.
Il perché lo spiego nel prossimo punto.

I traumi sono anche relazionali

Nell'ambiente in cui viviamo è molto più facile che traumi e stress nascano dalle relazioni, dalla mancanza di attaccamento sicuro in età evolutiva.
Spesso di tratta di situazioni che si stratificano una sull’altra, su problematiche preesistenti, spesso si accompagnano a problemi di salute cronici (come la fibromialgia, l’insonnia, le fobie o le malattie autoimmuni).


Un singolo esercizio eseguito meccanicamente non si può nemmeno avvicinare ad affrontare e risolvere questa complessità.

Lo stress in Occidente

La nostra società non è una società ideale per lo sviluppo di un solido e sano sistema nervoso.

Non so esattamente come sia la vita nelle comunità più rurali e primitive del mondo e non voglio cadere nell'errore di idealizzarle, ogni società ha i suoi problemi.
Tuttavia, da noi:

- non ci sono più le famiglie allargate, dove se un genitore era manchevole, ci potevano essere nonni, zii, cugini a tamponare la situazione.


- diamo più valore a fare e ad avere cose che allo stare insieme, la rete sociale è fondamentale per il nostro benessere mentale,

- viviamo con una forte spinta al profitto, alla prestazione e al consumo che ci distoglie e ci lascia poco tempo dal coltivare le relazioni, il rapporto con natura, il piacere autentico, la nostra relazione con lo spirituale, la spontaneità, tutte cose di cui la nostra salute mentale beneficia largamente. 

- molti non hanno avuto genitori in grado di rispondere ai loro bisogni emotivi, magari perché da piccoli hanno vissuto la guerra o sono stati male o a loro volta non hanno avuto genitori in grado di farlo, avete mai sentito parlare di trauma generazionale?

L’esercizio di
vibrare o tremare per dissipare energia è stato osservato nelle comunità africane e - prima ancora tra gli animali selvatici - ma la vita nelle comunità rurali africane è ben diversa dalla nostra e gli animali selvatici che tremano dopo essere scampati a un predatore probabilmente non hanno stress precoce, traumi dell’età evolutiva o relazioni d’attaccamento disfunzionali.

Inoltre, è del tutto improbabile che qualcuno di noi venga inseguito da una tigre affamata.

È  la regolazione e la relazione e non l'esercizio

Si guarisce nella relazione e trovando regolazione (del sistema nervoso) e non con un esercizio o più esercizi per quanto siano buoni. 

Quando le cose sono complesse e stratificate oppure sono successe precocemente nella vita di una persona, quello che è venuto a mancare è la relazione e lo spazio sicuro.

Per esempio: essere da soli quando viene comunicata una diagnosi, non aver trovato la solidarietà e comprensione dei nostri cari dopo una caduta o un incidente.

Quando è così la guarigione non può che accadere nella relazione, relazione con se stessi e con l’operatore.
Si guarisce riappropriandosi della
sensazione di sicurezza.

E per stabilire una relazione sicura, oppure sufficientemente sicura, c’è bisogno di un operatore competente e prudente che sappia costruire uno spazio sicuro.

Si devono costruire prima le basi, si deve costruire prima un contenitore solido che possa contenere l’energia che viene smossa.

Solo allora si può decidere di procedere verso esercizi di regolazione che scaricano l’attivazione simpatica.
(se in dubbio su cosa vuol dire? Clicca su attivazione simpatica per andare all'articolo.)

Cosa succede se pratichiamo esercizi troppo intensi e meccanici

Molte persone che partecipano al mio corso "Governare il Caos" si stupiscono di come nelle prime lezioni non succede granché e non si affrontano direttamente i temi e gli esercizi "forti".

Non è un caso, ma è una strategia didattica studiata per evitare di fare passi indietro, mentre quello che vogliamo è fare passi avanti!

Cosa può succedere se si praticano troppo presto esercizi per scaricare energia?

o se si praticano da soli o in sessioni di gruppo prima di aver sviluppato un contenitore sicuro o con una guida che non è sufficientemente informata sulla fisiologia del trauma e sul sistema nervoso?

Niente

 Niente, la persona fa l’esercizio, non sente nulla e non succede nulla. 
Tutto sommato, la cosa migliore che possa capitare.

moderato sollievo e rinforzo strategie non funzionali

La persona comincia a percepire l’energia che si “smuove” ma anche la preoccupazione che questa energia possa essere troppa.
Tuttavia non si ascolta perché ha lo scopo di completare la pratica (soprattutto se in gruppo c’è pressione per fare) mettendo in atto tutte le strategie che ha per tacitare le emozioni.

In questo caso il rischio è di rinforzare le strategie che già conosciamo per sopprimere il nostro sentire.

Il paradosso è che si può comunque provare un certo senso di controllo di sé, considerarlo un miglioramento e continuare a farlo.

In genere si rimane un circolo vizioso che non progredisce molto oltre.
Fortunatamente non è particolarmente dannoso perché la persona ha la sensazione di rimanere comunque in controllo.

Capire questa situazione è controintuitivo, perché le differenze sono sottili.
Provo a spiegarla con un esempio parallelo preso da una recente conversazione con una paziente:
"Ho guidato il furgone sui tornanti di una pazzesca strada di montagna, alla fine mi sono sentita finalmente sicura di me, ce l'avevo fatta! Incredibile.
Ma non lo rifarò mai più!"
Ecco un esempio di come un'esperienza  apparentemente positiva fuori dalla nostra zona di comfort invece di farci andare avanti ci fa rimanere lì dove siamo.

L’esercizio funziona. Anche troppo bene.

Tanta energia comincia a muoversi per essere dissipata ma lo fa troppo e troppo in fretta, come quando si rompe una diga o un fiume esce dall'alveo.
La persona è sopraffatta dall’intensità di ciò che sente e può avere una reazione molto intesa, con un termine più scientifico c'è il rischio di una ri-traumatizzazione.

Non una bella esperienza per la persona, sfortunatamente alcuni operatori pensano che sia positivamente catartica (non lo è).

Questa è la ragione per cui non raccomando l’utilizzo di sostanze psichedeliche come l’ayahuasca  (nemmeno sotto controllo medico) per elaborare passate esperienze angosciose, troppi fattori di rischio che possono sfuggire al controllo e, spesso, gli operatori sono scarsamente preparati per gestire queste situazioni.
Situazioni di questo tipo si possono verificare anche senza l'uso di sostanze o esercizi ripetitivi, per esempio in sessioni di meditazione profonda che si protraggono per ore e giorni, esperienza decisamente non adatta ai principianti della meditazione.

Gli esercizi per la regolazione del sistema nervoso sono molti e non uno solo

Un altro motivo per cui non raccomando un esercizio è che non ci può essere l’esercizio per guarire lo stress, così come non c’è quello per il mal di schiena, o per il mal di testa.
Fosse così facile, tutto il mondo godrebbe di ottima salute.

Ci sono molti modi per riportare il nostro sistema nervoso a uno stato di benessere.

E’ possibile usare:
- suoni,
- movimenti,
- pressioni,
- respiro,
- autotocco,

c’è tutta una gamma di pratiche che possono essere utilizzate e che parlano ai nostri neuroni, ai nostri muscoli e alle nostre sensazioni viscerali, non è l’esercizio in sé che è importante ma è il QUANDO, il COME, a CHI e con CHI viene applicato.

Guarire dallo stress non è semplicemente attivazione/disattivazione di energia

L’esercizio di tremare per rilasciare l'attivazione simpatica non lo uso affatto nella mia pratica clinica.

Non mi è mai capitato di chiedere a un cliente di tremare volontariamente, cioè di mettersi lì ed evocare artificialmente qualcosa.

La ragione è semplice.

Quando si è arrivati al punto di poter avere un buon contenitore, una buona resilienza e uno spazio sicuro, la reazione naturale del tremare per scaricare l’energia, cioè quello che fanno gli animali in natura e possiamo vedere a volte nei documentari, appare spontaneamente, la saggezza del corpo guida il processo fisiologico.

Al momento giusto la saggezza del corpo prenderà la sua via più naturale verso la regolazione.

A qual punto il lavoro sarà semplicemente lasciare che le cose accadano in sicurezza e in modo tollerabile, in modo che il lavoro sarà effettivamente fatto, senza scorciatoie, senza idealizzazioni mentali e senza reprimere niente.

Le scorciatoie non esistono

È bene ricordarlo.
Purtroppo c’è la diffusa idea che ci possa essere il rimedio veloce, il trucchetto e la scorciatoia.

Lo pensiamo un po' per tutto, la postura, il mal di schiena, il pavimento pelvico.

Le scorciatoie non ci sono. Semplicemente.
 
Guarire il sistema nervoso è senz’altro possibile e non ci vogliono nemmeno vent’anni, ma richiede comunque rispetto del corpo, dei suoi tempi e delle sue reazioni.

Guarire il sistema nervoso non significa cancellare il passato o il dolore, ma entrare in una diversa relazione con questo, togliere al passato il potere di farci stare male e riconquistare un'idea di futuro.

In Somatic Experiencing pensiamo alla guarigione del sistema nervoso  in termini di "regolazione":

Riguadagnare la regolazione del sistema nervoso significa riappropriarsi delle proprie fisiologiche reazioni di fronte alle cose della vita senza eccessi di reattività, impulsività o crolli.

E per questo un esercizio solo non basta.

In conclusione, non raccomando un singolo esercizio

Soprattutto non raccomando esercizi per scaricare l’energia fatti da soli o in gruppo senza che ci sia un adeguato contenitore sicuro o prima che si sia sviluppata sufficiente resilienza e stabilità.

Un solo esercizio - come il tremare - può essere utile sul momento, dopo uno shock, una caduta, un incidente per ritornare a uno stato di maggiore calma.

Può essere utile anche nei casi di stress cronico o trauma ma SOLO come parte di un intervento più ampio (tra cui una relazione d’aiuto con un operatore con cui c’è una buona sintonia e davvero competente).

È  il contesto che cambia il significato di un esercizio

Forse sai che anche io ho un corso online di 10 settimane che insegna alcune pratiche somatiche per una gestione intelligente dello stress.
E quindi ti stai giustamente domandando perché sono così critica quando anche io faccio queste cose.

Perché è il COME e non il COSA che cambia tutto.

In cosa è diverso il mio corso da quello che ho detto finora.

  1. 1
    Un ventaglio di circa 15 pratiche somatiche (nessuna è tremare e niente viene proposto come un "esercizio" cioè in maniera meccanica e ripetitiva) 
  2. 2
    C'è della solida teoria perché è importante capire come e perché funziona un "esercizio" e non un altro (non ci sono rituali esotici o segreti gelosamente custoditi, lo scopo è diventare autonomi nella gestione della propria salute)
  3. 3
    Supporto con incontri settimanali di gruppo dove dubbi e domande trovano risposte, e consigli "ad personam" per usare le pratiche somatiche al meglio
  4. 4
     Uso dei principi di Somatic Experiencing come la titolazione, digerire un po' alla volta per evitare l'indigestione e della teoria polivagale di creare spazio sicuro.
  5. 5
    Rispetto autentico dei tempi di ognuno (nessuno deve fare o arrivare a un certo risultato in un certo tempo)
  6. 6
    Possibilità di avere un supporto individuale. In alcuni casi può essere necessario maggiore supporto, quando è così è possibile fare delle sedute individuali. Non è nemmeno importante che vengano fatte con me, posso suggerire dei colleghi, ma è importante ottenere il sostegno di cui si ha bisogno.

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