Il lavoro sul corpo per il trauma fisico e/o emotivo: un approccio somatico per ricostruire il senso di sicurezza e la fiducia nel corpo dopo un'esperienza traumatica.

C'è una credenza che accompagna molte persone che hanno vissuto un'esperienza sopraffacente: quando sarò guarita o guarito, poi finalmente ricomincerò a vivere.

È un'idea comprensibile ma quasi sempre sbagliata.

In questo articolo vediamo quali sono le tre cose che il trauma toglie e come si ricostruiscono, una alla volta. 

Cosa toglie il trauma davvero (e perché il lavoro è ricostruire, non scavare il passato)

Partiamo da un equivoco diffuso.
Quando si pensa al trauma si pensa all'evento: l'incidente, la perdita, la relazione che ha fatto male.
Ma il trauma non è l'evento.
È quello che resta nel sistema nervoso quando l'evento è finito.

Il trauma non è nell'evento, ma in quello che rimane

nel sistema nervoso

Dr. Peter Levine

ideatore di Somatic Experiencing

E quello che resta non è un ricordo da mettere via, anzi a volte non c'è neanche quello. È una serie di capacità che si sono ridotte o spente, per proteggerci, nel momento in cui ne avevamo bisogno.

Questo cambia completamente il punto di partenza del lavoro. Il primo obiettivo non è tornare nel passato per esaminarlo e raccontarlo nei dettagli. Per molte persone quel passato è troppo doloroso anche solo da nominare e ripercorrerlo senza strumenti rischia di fare più male che bene.

Il primo obiettivo è un altro: ricostruire ciò che il trauma ha tolto, così che la vita nel presente torni vivibile.

È qui che entra il lavoro sul corpo per il trauma: non si comincia dal racconto, si comincia dal corpo e da ciò che gli è stato sottratto.

La scelta: ritrovare il potere di scelta

La prima cosa che il trauma toglie è la scelta.

Nel momento in cui qualcosa ci arriva addosso troppo presto o troppo velocemente, non possiamo fare quello che il corpo vorrebbe: le gambe si paralizzano e le braccia si bloccano. È la risposta di congelamento (freezing), chi l'ha provata sa che è una vera e propria paralisi, non ti muovi nemmeno se vuoi.

Restiamo bloccati.
Se l'esperienza è stata abbastanza intensa o si è ripetuta, quel blocco non se ne va da solo quando il pericolo passa.

In quel momento la nostra coscienza sperimenta l'impotenza, una sensazione orribile e faticosa che nel tempo può diventare uno stato abituale del corpo.

Si evolve in modi che raramente colleghiamo all'evento-trauma.
Per esempio:

  • Essere accondiscendenti, dire sempre di sì quando vorremmo dire di no.
  • Restare in situazioni che ci fanno stare male senza riuscire ad andarcene.
  • Rinunciare ad agire nel mondo, prendendo iniziative o mostrando i nostri talenti.

Ricostruire la scelta significa due cose:

  1. ritrovare nel corpo la sensazione di potersi sottrarre. Non come idea ("so che potrei andarmene"), ma come esperienza concreta: sentire che il movimento di allontanarsi è di nuovo disponibile.

  2. forse ancora più importante la sensazione di potersi aprire, di poter dire un sì.

Questo è qualcosa che si recupera per gradi, lavorando con il corpo in situazioni sicure, dove il sistema nervoso può sperimentare di nuovo di avere delle opzioni. Non si recupera convincendosi a parole.

La voce: ritrovare il potere di dire

La seconda cosa che il trauma toglie è la voce.

Davanti a qualcosa che ci sovrasta, la gola si stringe e la voce non esce.

È sempre parte della risposta di congelamento ma colpisce la capacità di esprimersi, di dichiarare.
Dichiarare cosa vogliamo o cosa non vogliamo, le parole più semplici e più importanti: no, stai lontano, va via.

Anche questo non resta confinato al momento del trauma.
Diventa una difficoltà:

- a far sentire la propria posizione,
- a esprimere un disaccordo,
- a occupare il proprio spazio in una conversazione, in una relazione o al lavoro.
 
Non far sentire la propria voce diventa uno stile di vita, diventa:
"Se non mi faccio notare, la scampo."

Ritrovare la voce non vuol dire imparare a essere assertivi con un corso di comunicazione.
Vuol dire sentire di nuovo che le parole possono uscire, che il corpo le sostiene, che dichiarare cioè che si sente e si pensa è di nuovo possibile.

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La connessione con il corpo: tornare presenti

La terza cosa che il trauma toglie è la connessione con il corpo.

Quando il dolore è troppo, una parte di noi se ne va.
È un meccanismo intelligente: rende sopportabile qualcosa che altrimenti non lo sarebbe.
Si chiama dissociazione e nel momento del trauma ci protegge.

 
Ci si sente solo a metà. Si è presenti fisicamente ma distanti, come dietro un vetro. Si lavora, si cresce dei figli, si vive, ma senza essere davvero lì.

Tornare nel corpo non si fa pensando al corpo. Si fa sentendolo, poco alla volta, in dosi tollerabili.
È un riavvicinamento, non un tuffo.
E come gli altri due, si comincia dal presente: dalle sensazioni che ci sono adesso, non da quelle del passato.

Perché si comincia dal presente (e perché è anche prevenzione)

La scelta, la voce, il contatto con il corpo non si recuperano scavando nel passato.
Si recuperano ricostruendo, nel presente, ciò che è stato tolto.
Si recuperano facendo esperienze somatiche, cioè sentite nel corpo.

C'è una ragione precisa per cui questo conta.
Gli strumenti per ritrovare scelta, voce e presenza vengono prima del lavoro sul racconto e sui significati.
Sono le fondamenta.

Senza le basi, anche ripensare al passato diventa un altro modo per tornare nel congelamento invece di uscirne.

E c'è di più. Dotarsi di questi strumenti non serve solo a superare un trauma. Serve anche a prevenire.

La vita, in fondo, è una serie di esperienze potenzialmente sopraffacenti, una dietro l'altra: le perdite, le malattie, i passaggi da una fase all'altra della vita a cui nessuno ci prepara.
Se poi la ferita è arrivata dentro una relazione, è del tutto possibile ricadere in relazioni simili.

Ricorstruire il potere di scelta (si chiama agency), voce e contatto con il corpo significa dotarsi di una specie di giubbotto antiproiettile per attraversare le situazioni difficili con qualche risorsa in più.
 Per non restare di nuovo senza opzioni.

Da dove puoi cominciare

Se ti ritrovi in qualcuna di queste tre cose, la cosa più utile che puoi portarti via è questa: non devi aspettare di stare bene per ricominciare a scegliere, a dire la tua, a sentirti nel tuo corpo.
È esattamente il contrario. Si ricomincia da lì e il resto segue.

Non serve un protocollo e non serve farlo da soli per forza.
Il lavoro sul corpo per il trauma emotivo è proprio questo: sapere cosa cercare e procedere a piccoli passi, rispettando i tempi del corpo.

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