Per la quasi totalità delle persone che approdano ai miei corsi persiste una sensazione di scollamento: la teoria è chiara (la narrazione del passato anche), ma la pratica, nel vivo della vita, sfugge.
Il corpo continua a fare come vuole, non si fa convincere ad abbandonarsi al sonno, lo stomaco non si apre alle digestione, il cuore non è disposto a rallentare, l’intestino non si calma.
I comportamenti si ripetono sempre uguali si rinuncia ai nostri desideri più profondi per paura di rischiare, paura di impegnarsi, paura di essere delusi oppure si litiga sempre per le stesse ragioni e nello stesso modo (cioè la rabbia non si placa ed esce sempre uguale).
Questo non succede per mancanza di impegno o comprensione.
Il motivo è una differenza sostanziale spesso trascurata: c'è una differenza enorme tra comprendere con la mente e cambiare nel corpo.
Il corpo funziona in modo diverso
Il corpo opera a un livello pre-verbale e automatico.
Non è raggiungibile solo con il ragionamento.
Se il corpo ha imparato, da esperienze precedenti, a rimanere in uno stato di vigilanza o difesa, continuerà a farlo, anche quando la parte cosciente di noi sa che non è più necessario.
L’immagine che uso spesso è quella dell’allarme antifurto ipersensibile che scatta anche al passaggio di un gatto.
Spegnere il campanello (sopprimere la reazione visibile) non risolve il problema del sensore che scatta (il tuo sistema nervoso).
"Governare il Caos", il mio corso principale, parte da qui.
Non è un corso che aggiunge nuovi esercizi alla lista.
È un percorso per accedere e aggiustare quel livello di regolazione automatica, quello del "sensore".
NON È l'ennesimo corso di tecniche di rilassamento (che poi non usi)
Probabilmente conosci già la respirazione quadrata, la meditazione guidata, la visualizzazione del tuo posto felice, etc.
Forse hai anche delle app sul telefono. E forse, come molti, ti senti in colpa perché non le fai abbastanza o perché quando le fai la mente vaga ovunque.
Perché è così difficile?
Il motivo è semplice: non puoi forzare il rilassamento se il tuo sistema nervoso non si sente al sicuro.
Un corso che ti dà solo tecniche di rilassamento presuppone che tu sia già in uno stato in cui quelle tecniche sono accessibili.
Ma se il tuo sistema è cronicamente in allerta (cosa che succede con lo stress prolungato, il burnout, l'ansia), forzare il rilassamento può essere percepito come una minaccia.
Perché in allerta, "spegnersi" è pericoloso.
2. NON È un Corso di Mindfulness o Meditazione (nel senso comune del termine)
Le pratiche di mindfulness e meditazione allenano l'attenzione, la presenza nel qui e ora e possono creare uno spazio di osservazione dai propri pensieri.
Ma c'è un presupposto fondamentale che spesso non viene detto o viene consapevolmente ignorato: per osservare con gentilezza i propri stati interni - specialmente se sono stati di agitazione, ansia o vuoto - è necessario poterci stare dentro senza essere sopraffatti.
È necessario che il tuo sistema nervoso abbia una sufficiente capacità di contenimento e auto-regolazione.
Ecco il punto cruciale che il corso affronta: se il tuo sistema è sregolato, sederti in silenzio a osservare il caos interiore può essere come guardare un tornado da dentro una capanna, non è il posto più sicuro del mondo.
Non ci metteremmo a guardare un tornado senza trovarci in un posto solido e sicuro. Eppure è quello che facciamo, inconsciamente e pieni di buone intenzioni, quando sperimentiamo pratiche intensive, che promettono intensità e guarigioni veloci. Se il nostro sistema non è regolato, rischiamo di assistere a uno spiacevole tornado interiore.
3. NON È psicoterapia (ma una base su cui costruire)
Questo è un punto fondamentale, soprattutto per chi magari ha già fatto o sta facendo un percorso psicoterapico.
Governare il Caos NON è psicoterapia e non ti verrà chiesto di condividere la tua storia personale.
La psicoterapia lavora sulla narrazione, sui significati, sugli archetipi, sui simboli, sull'inconscio.
È un lavoro top-down (dalla mente al corpo), può essere una lente per dare significato alla propria storia.
Ma questo non arriva nel corpo, se non, rare volte, come un’eco molto lontana.
Una delle frasi che ricevo più spesso via mail è: so già tutto, ho capito tutto, ma sento che qualcosa ancora non va. È normale, manca un pezzo.
Il corpo è sempre il pezzo mancante di tutti i metodi top-down (dalla mente verso il corpo). Anche se oggi tutti ne riconoscono l'importanza, sono pochi i metodi e i professionisti che riescono davvero a portare il corpo nel processo terapeutico.
4. NON È un Percorso di Pensiero Positivo o di Controllo Mentale
"Pensa positivo". "Manifesta". "Visualizza ciò che desideri".
Quante volte l'hai sentito?
E quante volte, nel mezzo di un'onda di ansia o di sconforto, ci si sente in colpa perché non riesce?
Ecco cosa penso: chiederti di controllare i pensieri quando il tuo sistema biologico è in tilt è come cercare di far crescere una pianta delicata in un terreno arido.
Non è colpa del seme (la tua intenzione) o della tecnica.
È che il terreno – il tuo sistema nervoso – non è in condizione di ricevere e sostenere quella crescita. Il lavoro deve partire da lì.
Il sistema nervoso autonomo non parla la lingua dei pensieri.
Parla la lingua delle sensazioni, degli istinti, delle reazioni viscerali.
Non puoi "convincerlo" con un'affermazione positiva. Devi parlargli nella sua lingua.
5. NON È un Protocollo Rigido Uguale per Tutti
Se c'è una cosa che ho imparato studiando e integrando approcci come Somatic Experiencing® di Peter Levine, la teoria polivagale di Stephen Porges e gli studi sulla neurocezione, è questa: non esiste una ricetta universale per la regolazione.
Il tuo sistema nervoso è unico come la tua impronta digitale.
Si è plasmato sulla tua storia, le tue esperienze, la tua sensibilità.
Ciò che è calmante per una persona può essere stimolante per un’altra e viceversa.
I protocolli fissi sono affascinanti perché danno l’illusione di essere applicabili da tutti facilmente ma ignorano questa diversità tra una persona e l’altra e rischiano di rimanere, nella migliore delle ipotesi, in superficie.
Governare il Caos non ti dà un manuale di istruzioni. Ti dà una mappa e un ventaglio.
Imparerai a leggere i segnali del tuo corpo: quella costrizione al petto, quel formicolio alle mani, il respiro trattenuto. Cosa comunicano? Sono allarme, esaurimento o un’emozione che emerge?
Impari a non giudicarli, ma a curiosarci intorno.
A quel punto, il ventaglio di pratiche ti permette di scegliere ciò che funziona per te per disinnescare quel segnale d'allarme.
Scopri micro-aggiustamenti personalizzati: “Quando sento questo, se appoggio la mano qui e respiro così, la sensazione cambia”.
Diventi l’esperta o l'esperto del tuo sistema nervoso.
Questo è un potere che nessun protocollo può darti.
Allora, Cos'È "Governare il Caos"? Il Ponte Verso un Cambiamento Radicale
Se non è tecniche, non è terapia, non è controllo mentale, non è un protocollo e non è magia... cosa rimane?
Rimane il cuore esperienziale, scientifico e trasformativo del lavoro somatico.
"Governare il Caos" è un percorso esperienziale in cui impari il linguaggio del tuo sistema nervoso. È un viaggio per:
- Mappare il tuo territorio interno: capire dove si bloccano le tue energie, quali sensazioni segnalano allarme e quali sicurezza.
- Espandere la tua "finestra di tolleranza": quella zona in cui puoi sentire emozioni e sensazioni senza che ti travolgano. Renderla più grande, più accogliente.
- Acquisire strumenti di regolazione in tempo reale: non esercizi da fare sul tappetino, ma micro-aggiustamenti che puoi usare durante una riunione difficile, una conversazione tesa, un momento di stanchezza.
- Integrare approcci solidi: attingo e insegno secondo i principi di Somatic Experiencing® (per il trauma e lo stress), della Teoria Polivagale (per capire le tue risposte di connessione, lotta/fuga, chiusura) e di Metodo Feldenkrais® sintetizzati in un percorso accessibile e pratico.
È il lavoro sul "come siamo fatti davvero” e spesso ci fa scoprire parti di noi che non sapevamo e che abbiamo seppellito da qualche parte.
Pensa al tuo benessere come a un giardino.
Se il terreno è arido e pieno di erbacce, puoi gettare i semi migliori ma non germoglieranno.
"Governare il Caos" è il lavoro per risanare il terreno.
È andare negli strati profondi e, con pazienza e competenza, tornare a risanarlo. Non è un lavoro che si vede da fuori, ma quando è fatto, tutto cambia e può nascere un giardino.
Hai una base solida.
Questa è la promessa: darti le fondamenta biologiche, le basi neurosensoriali, per una vita che non crolla sotto il peso dello stress, ma che lo può attraversare con risorse e, sì, anche con una tranquilla presenza.
Questo corso è per te se:
Con Governare il Caos, tutto il resto – la terapia, le relazioni, il lavoro, la creatività – diventa non solo più semplice, ma anche più gioioso e pieno.
Se senti che è il momento di smettere di combattere contro i sintomi e di iniziare a coltivare il terreno del tuo giardino, ti invito a scoprire com'è strutturato questo viaggio cliccando qui sotto.
Il corso per interrompere il circuito di stress e dolore cronico e ritrovare forza vitale
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