Cervicale e stress

Con il collo e la cervicale tempo fa ho penato anche io.
Il fatto che fossi una sportiva con una muscolatura tonica non ha cambiato la mia storia con il dolore.

I problemi al collo sono stati costanti per anni, così come la mia abitudine a indossare sciarpe e sciarpine per proteggerlo.

Evidentemente come fa la maggior parte delle persone, accumulavo stress lì e forse stavo in una postura dove la testa non era allineata con il resto, perché non c'era yoga, stretching o esercizio che mi mettesse al riparo dai torcicolli ricorrenti.

Emozioni, stress e anatomia del collo

Il collo è un crocevia di strutture delicate.
Contrariamente a ogni logica statica, il nostro peso maggiore è in alto (la testa) e si poggia su una sottile canna di bambù (il collo).
Questo già di per sé rende il torcicollo o la cervicale un disturbo non banale.

In più, il collo è una struttura stretta dove c'è passaggio di tante cose importantissime che vanno e vengono dal nostro organo più prezioso: il cervello.
Tanti vasi, nervi, recettori sono ammassati tra di loro. 
Restringere i passaggi con tensione muscolare non è una buona idea.

Per questo, infiammazioni croniche dei muscoli cervicali possono portare, oltre a dolore e fastidi noti a tutti, anche sintomi più insidiosi e subdoli rispetto al mal di schiena, come:

- stanchezza
- difficoltà di concentrazione
- insofferenza e disagio psicologico
- tendenza al mal di testa
- instabilità

Anche il lato emotivo ha il suo peso. 

Le posture difensive o la paura di muoversi e ri-provare disagio o dolore fabbrica una sorta di "collare" intorno alle vertebre cervicali che non fa che aumentare il circolo vizioso:
immobilità-rigidità-dolore-immobilità.

Il potere (maledetto) delle parole e lo stress da diagnosi

Uncoartrosi
Cervicoatrosi
Spondilosi cervicali
Spondilodiscoartrosi
Ernia cervicale 

Quando vediamo o sentiamo queste o altre parole dalla bocca del medico, immediatamente entriamo in uno stato mentale di preoccupazione e ansia.

Sapere che qualcosa è danneggiato nel nostro corpo, cambia il nostro atteggiamento mentale in senso negativo.

Si può instaurare stress post-traumatico (il trauma è nella diagnosi in questo caso) o paura di muoversi (kinesiofobia) e conseguente irrigidimento del tratto cervicale, che NON è quello che vogliamo! e limitazione del repertorio di movimenti.

La limitazione dei movimenti e l’atteggiamento difensivo è esattamente quello che aggrava il circolo vizioso.

Tanti studi hanno evidenziato una relazione tra le parole con cui si comunica la diagnosi e il dolore percepito.
Vale a dire, se il medico o il tecnico radiologo usa paroloni e toni che “suonano male” sentiamo più dolore.

È  bene sapere che le protrusioni e i segni di degenerazione della colonna sono del tutto comuni,  e non sempre sono indicativi della causa del dolore.

Nella stragrande maggioranza delle cause di dolore, agire sui muscoli nel senso di ristabilire la loro normale logica di funzionamento (allungarsi e contrarsi nel modo giusto) e diminuire la componente di stress e/o paura di muoversi è la strategia più efficace.

Le tre cause di dolore cervicale che dobbiamo smettere di ignorare

La maggior parte delle persone è preoccupata per la scoperta di protrusioni o deterioramento delle vertebre o dei dischi vertebrali.
Solo la scoperta dei nostri "difetti" nelle  immagini radiografiche e il sentire il linguaggio allarmante con cui ci vengono comunicate causa apprensione e stress.

Nelle lastre non si vede il dolore.

Nella maggior parte dei casi il dolore alla cervicale è imputabile a come usiamo il collo, piuttosto che a segni di deterioramento che sono del tutto normali con il passare degli anni.

1

Lo stress (specie lavoro-correlato)

Lo stress è peggiorativo di qualsiasi condizione e deve sempre sempre essere considerato un campanello d'allarme, ma si riflette in particolare nella regione collo/spalle.


Questo, unito alle posture fisse tenute molte ore al giorno, crea stress lavoro correlato.

Magari perché teniamo le spalle contratte in su per difesa.

Magari perché soffochiamo l'impulso di parlare quando vorremmo dire qualcosa e questo significa tenere chiusa la bocca, cioè contrarre i muscoli della mandibola e della gola, che sono collegati ai muscoli del collo.

Magari perché soffriamo d'ansia e il respiro è bloccato con conseguente rigidità dei muscoli respiratori accessori oppure per sovraccarico di questi muscoli che trovano attacco nel collo e nelle clavicole.


Il dolore ha quasi sempre una componente di stress che risulta peggiorativa.
Affrontarla e risolverla è importante quanto i farmaci o l'esercizio terapeutico.

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Occhi fissi tutto il giorno

Lavorare al videoterminale, riparare orologi, fare incisioni o comunque qualsiasi lavoro che costringa i nostri occhi a fissare qualcosa di vicino per molte ore al giorno, immobilizza non solo lo sguardo ma anche i muscoli del collo.
 
Muscoli del collo e muscoli degli occhi sono collegati in schemi motori comuni, tenere lo sguardo fisso significa anche tenere fissi i muscoli del collo (con conseguente mancanza di lubrificazione, tensione, rigidità).


Nei corsi di salute sul posto di lavoro, ai lavoratori al videoterminale viene spesso consigliato di andare alla finestra e guardare fuori a lunga distanza.
È  un ottimo consiglio non solo per la salute degli occhi ma anche per il collo.

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Postura anteposta della testa

Cioè portare la testa in avanti, con conseguente "brutta postura". 

Un partecipante ai miei corsi la chiama: la postura del condor. 

Io preferisco pensare a una tartaruga.

A parte il fattore estetico che però può portare disagio ad alcuni, la testa è fuori dall'asse verticale, non è allineata con il resto della colonna e del corpo.

Questo significa che il muscoli cervicali fanno un lavoro extra per permetterci di guardare davanti a noi e per  evitare che la testa ci cada giù.


Cervicale e paura di muoversi (kinesiofobia)

Stati di dolore cronico che si prolungano nel tempo hanno un impatto sul nostro lato emotivo generando una vera e propria fobia del movimento.

Chi ha sperimentato il dolore acutissimo del "colpo della strega" o un "falso movimento" che ha bloccato il collo non vuole certo tornare lì.

Stessa cosa per chi ha subito senza troppo entusiasmo una manovra secca e veloce sul collo fatta da un osteopata o un chiropratico.
O un
colpo di frusta o qualsiasi altro evento traumatico.

Lentamente si instaura una paura a muoversi che rimane anche quando il collo o la schiena sono guariti.

Questa paura va ascoltata!

Come si lavora sulla paura con il Feldenkrais

Offrendo la possibilità al corpo di fare esperienze che contraddicono quelle passate.

Cioè la possibilità di muoversi senza dolore. 
Di modo che il cervello separi la memoria del dolore da quella del movimento che l'ha provocato.

Teoricamente è facile.
Nella pratica è necessario:

1.
 arrivarci gradualmente (no a esercizi diretti sul collo)

2.
 preparare il terreno, cioè lavorare perché le strutture come il torace possano sostenere il collo,

3
. riconquistare le ampiezze con movimenti lenti e delicati, per non scatenare le risposte difensive di rigidità.

4.
 fare i movimenti stando nel corpo, essendo presenti e non dissociati da quello che stiamo sentendo,

La paura e i traumi in generale ci fanno dissociare, fare movimento essendo assenti dal corpo può dare qualche beneficio perché muovere i tessuti fa comunque bene, ma niente più di questo.
Per riconquistare padronanza di noi è necessario sviluppare la capacità di stare nel corpo.

5. usare il collo partendo dai piedi o dal bacino.
Il nostro collo non è come quello dei gufi, per fare movimenti come girarsi indietro, dobbiamo cominciare dal basso e usare tutto il corpo.

Il collo è bene prenderlo con delicatezza lavorando soprattutto sulle strutture forti sotto il collo, per un corretto sostegno del peso della testa e in maniera ancora più delicata sulle strutture sopra come mandibola e occhi.

Feldenkrais e cervicale

Se non possiamo invertire il tempo, specialmente dopo anni di cattiva postura, possiamo però invertire il. modo in cui usiamo il collo.

Cioè i nostri schemi motori.

La testa diventa leggera, la cervicale non è in tensione e le spalle smettono di urlare...

quando la testa è allineata precisamente sul collo, questo è allineato sulla colonna, e questa è allineata al bacino.


Nella realtà, spezzare il circolo vizioso non è così facile.

Quello che ho imparato nel feldenkrais e anche nella mia pratica clinica è che è molto più efficace lavorare sopra e sotto il collo invece che direttamente lì, tirando e manipolando.

Stare seduti 8 ore al giorno oppure essere costretti a movimenti ripetitivi e sempre uguali, va contro il funzionamento naturale del nostro corpo e ci provoca stress di tipo lavoro-correlato.

Che tu sia un impiegato o un musicista, non puoi probabilmente cambiare lavoro, ma puoi dedicare un'ora o due alla settimana per praticare i movimenti che la natura ha pensato per te.

Movimenti funzionali, che fanno parte della nostra specie, pensati per coinvolgere tutto il corpo, dai piedi alla testa e favorire il miglior allineamento verticale che potrai mai avere.

Il metodo Feldenkrais è sicuro e a zero possibilità di infortunarsi (se segui le istruzioni) perché prevede movimenti lenti, non dolorosi e non forza le tue ampiezze.

I corsi settimanali di feldenkrais offrono un modo piacevole e continuativo di lavorare con tutte le parti del corpo per migliorare l'allineamento verticale senza strafare e senza rischi di farsi male.
Con la guida sicura di un'insegnante certificata, e dirette online dove potrai avere un rapporto diretto con me e chiedermi tutti i chiarimenti possibili.

Se preferisci lavorare al tuo ritmo e in autonomia, puoi farlo attraverso i file che vengono rilasciati con ogni corso.

Se da anni fai i soliti esercizi di allungamento e rinforzo e ti sembra che i risultati siano al di sotto delle aspettative, è ora di provare qualcosa di diverso.

Per ricevere informazioni sui corsi in partenza, lascia la tua email.

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