Stefania è un’insegnante di yoga e una grande camminatrice.
E’ venuta da me, a tre mesi da un intervento di artrodesi lombare che ha avvitato e bloccato una vertebra che se ne stava scivolando in avanti, causandole grossissimi problemi a camminare e di dolore intenso.
Il termine medico è spondilolistesi e stenosi del canale midollare, una situazione molto seria che richiedeva immediate cure specialistiche (ed infatti è stata operata con successo).

Una radiografia di spondilolistesi pre e post intervento di fissazione. La spondilolistesi è una condizione potenzialmente invalidante se arriva ad interessare il midollo spinale. Se è di grado lieve, non deve destare allarmismi, in questi casi il trattamento è di solito fisioterapico-conservativo. Foto del sito Accademia Americana Chirurghi Ortopedici (https://orthoinfo.aaos.org/en/diseases--conditions/spondylolysis-and-spondylolisthesis/)
L’intervento è perfettamente riuscito e così la fisioterapia seguente. Stefania fa tutti i giorni esercizi di stretching lenti che conosce dalla sua pratica yoga.
Nonostante questo, mi dice lei stessa subito cosa non va: la sua schiena è dritta e rigidissima e qualche volta le fa male un’anca.
Non si piega e non si gira, nonostante l’intervento, la fisioterapia e la cura della cicatrice (fatti da un altro collega) siano andati (e stiano andando) molto bene.
La sua muscolatura è molto tonica ma anche restia a rilasciarsi (una sua caratteristica genetica, è sempre stata così).
Questo probabilmente l'ha aiutata a proteggere la sua schiena, ma allo stesso tempo, oggi la ostacola nel riacquistare un movimento fluido e naturale.
Appena sta in piedi, cucina o cammina un po’ di più, la schiena si fa pesante e dolorante e questo ovviamente la disturba, così come la disturba non vedersi più attiva e libera di muoversi come prima.
Il chirurgo ortopedico, come da prassi, ha fatto le sue raccomandazioni, divieto assoluto di piegarsi e di girarsi.
Oltre al danno tissutale, la paura...
Quindi, oltre alle limitazioni dei tessuti forti e tonici, ma retratti, Stefania ha paura assoluta di muoversi e rovinare i buoni risultati dell’intervento.
Mentre continua a fare le terapie prescritte, vuole recuperare i movimenti in una modalità (il Feldenkrais) diversa dal solito.
Infatti, Stefania ha la percezione che tutto quello che ha fatto nella sua vita per rimanere in salute (4 ore di yoga a settimana, trekking, nordic walking e sedute regolari dall'osteopata) non abbia funzionato come avrebbe dovuto, ad un certo punto è come se la schiena l'avessa tradita.
Gli esercizi di stretching che lei fa diligentemente tutti i giorni, le stanno dando un aiuto, ma i progressi sono lenti.
Comprensibilmente è piuttosto giù di morale ma è anche decisa a lavorarci molto.
Dopo le prime due sessioni individuali, si sente la schiena alleggerita e si è accorta che è possibile fare alcuni dei movimenti “vietati” con delicatezza e attenzione, e che i movimenti di andata e ritorno tipici del Feldenkrais (differentemente dalle pose tenute dello yoga) la aiutano ad allungare la schiena meglio, più rapidamente e con più sollievo.
Dopo i primi progressi, il raddoppio
Ma ha visto che sta partendo un ciclo di lezioni di gruppo e mi chiede se può partecipare.
Le dico di sì con qualche esitazione, ho un po' paura che sia troppo presto, ma siccome vedo che è una persona cauta e prudente, la riempio di raccomandazioni e la faccio venire al gruppo perchè sono convinta che debba riprendere fiducia nell'intelligenza del suo corpo.
E infatti...
... quando permettiamo al corpo di esprimere la sua naturale intelligenza...

Con sorpresa di entrambe, senza pensarci troppo, alla fine della seconda lezione, si ritrova a fare quello che non faceva da un po':
allacciarsi le scarpe chinandosi sul pavimento con totale scioltezza.
Un movimento totalmente impensabile solo 15 giorni prima.
Le ragioni di un risultato rapido
Non avevo dubbi che Stefania avrebbe avuto risultati in tempi rapidi, ma ne' io ne' lei avremmo pensato in così poco tempo.
Ci sono state sicuramente molte ragioni per questo successo:
- la motivazione di Stefania,
- le risorse di un corpo comunque ben allenato
- un intervento mini-invasivo
Dal punto di vista del Feldenkrais, però, penso sia stato vincente abbinare le sessioni individuali alle lezioni di gruppo.
Le prime, chiamate Integrazione Funzionale (IF) sono senz'altro la prima scelta nei casi di dolore acuto, kinesiofobia (paura di muoversi), forti limitazioni nelle attività quotidiane,
le seconde, chiamate CAM (Consapevolezza Attraverso il Movimento) sono utilissime per (re-)imparare a muoversi da soli, con movimenti fluidi, coordinati e biomeccanicamente efficienti.
Raramente le persone scelgono di abbinare le due cose, spesso per ragioni di tempo, di organizzazione della vita in una grande città, a volte anche perché "sembra" di dedicare troppo tempo e soldi alla propria salute. (ma in fondo non ce lo meritiamo?)
Al contrario, questa scelta di:
si può tradurre in un accorciamento dei tempi di trattamento e maggiore soddisfazione dei risultati raggiunti.
Il mantenimento
Stefania ha deciso di continuare almeno ancora per un paio di mesi, nella pausa estiva viaggerà in America dove la aspetta un periodo da nonna e dove continuerà a mantenere i risultati acquisiti con le lezioni online o praticando Feldenkrais con un collega americano, se vorrà.
Riflessioni
Stefania mi ha chiesto se le sue buone pratiche di salute:
- molte ore di yoga a settimana
- sedute regolari dall'ostepata con thrust osteopatici lombari,
hanno in qualche modo causato oppure aggravato la situazione della sua schiena.
E se avesse senso fare le sessioni individuali, di gruppo o entrambe.
Risponderò a queste domande nel prossimo articolo.
Se vuoi ricevere un promemoria quando sarà pronto, puoi lasciarmi la tua mail.
Ciao Caterina, da collega condivido perfettamente QS storia, che x altro è analoga alla mia. Io ho evitato l intervento, già programmato,ma ho cambiato vita inserendo più sedute di attività fisica settimanale che vanno dall’AFA alla rieducazione posturale,al lavoro sul pavimento pelvico,al Feldenkrais in gruppo e Nordic walking. Sto decisamente meglio e sto provando anche a perdere peso, altro fattore di non secondaria importanza. Mi ha fatto piacere conoscerti, anche se solo attraverso l’web. Grazie
Articolo molto interessante! Sto vivendo un periodo riabilitativo dopo un trauma dovuto ad un’ernia lombare che mi ha bloccato per quasi 3 mesi, soprattutto sto vivendo le stesse paure di tornare a muovermi… questa disciplina – che ho fatto qualche anno fa – potrebbe aiutarmi!
Ciao Michela,
per uscire dalla kinesiofobia, la chiave è in movimenti lenti e dosati con attenzione focalizzata. Quindi sì, direi che è proprio indicata nel suo caso. Nella pagina risorse del mio sito può trovare alcuni audio grautiti, le consiglio naturalmente di adattare i movimenti a quella che è la sua situazione attuale. Nel caso, può sempre contattarmi.
Ciao Caterina, sto facendo in questi giorni quasi ogni giorno la sessione di rotazione sul fianco che mi hai inviato via mail. Mi piace molto e pian piano sto avendo risultati importanti. Non agire direttamente all’anca che comunque mi fa sempre male mi ha portato a rilassare il fianco dx soprattutto e mi permette un appoggio diverso sulle gambe che mi permette di camminare senza dolore (per un pò). Non riesco invece a fare le sessioni individuali, né quella di stretching che mi provocano dolore.sono entusiasta per l’agilità che pian piano sto acquisendo.
Ciao Maria Luigia, sono contenta dei risultati che stai ottenendo. Concentrarsi su altre parti del corpo invece che sulla parte che fa male è una strategia vincente. Per lo stretching fai sicuramente bene a non farlo se di da dolore, io non lo consiglio praticamente mai. Le individuali, invece, riprenderanno a settembre. Buona estate.
Il mio pensiero, dopo poche righe, si dirige verso una riflessione sulla plasticità del cervello e la sua capacità di creare nuove possibilità se richieste adeguatamente.
Esattamente Mauro! “se richieste adeguatamente” è la chiave di tutto. Il nostro corpo può fare cose impensabili e favolose, proprio se glielo chiediamo adeguatamente.
Grazie Caterina hai sicuramente espresso nell’articolo la mia patologia e la mia riabilitazione perché di questo si è trattato. Grazie alla tua esperienza e al metodo feldenkrais oggi i miei movimenti sono più fluidi e leggeri e anche quando mi sento stanca mi distendo a terra e ripeto una tua lezione on line. Comunque non rinuncerò più alle tue lezioni e anche alle sedute individuali che mi hanno restituito la gioia di muovermi. Grazie Stefania
Molto interessante e vero. Grazie
Quello che scrivi è reale e molto motivante. Grazie !
Grazie Mauro! La verità è che, se uno lo desidera, il Feldenkrais può accompagnarci per tutta la vita, perché si può sempre imparare, in qualsiasi età e in qualsiasi condizione.