Feldenkrais, è meglio individuale o in gruppo? | Caterina Marzoli

Feldenkrais, è meglio individuale o in gruppo?

Dietro questa domanda che mi viene spesso posta durante il colloquio nel mio studio, ci sono tutte le aspettative, le speranze ma anche timori e preoccupazioni dei pazienti. 

La persona che me lo chiede, può essere preoccupata del costo, del tempo da investire ma anche dei risultati che vuole ottenere. 

Ognuno vuole giustamente sapere: cosa è più adatto al mio caso? Quanto tempo ci metterò a risolvere? 

Ho scritto questo post per chiarire i pro e contro di entrambe. 
Qui sotto c'è il sommario cliccabile per aiutarti ad arrivare subito al punto di tuo interesse.  

Individuale o gruppo: dipende.

Quando mi fanno questa domanda la mia risposta è sempre: dipende...

Dopo un colloquio approfondito sulla storia della persona, sul perché è arrivata nel mio studio e su quali sono i suoi obiettivi, cerco di capire quali sono le priorità, per esempio diminuire il dolore o recuperare mobilità.

C’è  la possibilità di affrontare questioni specifiche che la persona desidera vedere migliorate o risolte.
Normalmente le persone arrivano per qualche problema di tipo patologico come mal di schiena cronico, una sindrome fibromialgica, dolori all'anca, problemi di equilibrio, più raramente perché vogliono migliorare le loro prestazioni come musicisti, danzatori o atleti.

In ogni caso, la mia sessione non partirà mai dalla patologia, ma dagli obiettivi che la persona vuole raggiungere, dai movimenti che vuole migliorare.

In base a quello che emerge dal colloquio, cercherò di indirizzare la persona verso le sessioni individuali o quelle di gruppo. 

Quando si riceve una diagnosi, c'è la tendenza  ad identificarsi nel verdetto che si riceve. 
In maniera subdola  si comincia a vedersi malati e si comincia a perdere la propria identità  psicologica e sociale di persona, moglie/marito, genitore, amico, professionista, per diventare "io sono malato di ..."


 Nel Metodo Feldenkrais non si parte mai dalla malattia, ma si parte sempre dalla persona, da quello di cui ha bisogno, dai suoi desideri, dalle sue aspettative.

A due persone che si presentano nel mio studio con la stessa patologia, per esempio, la fibromialgia, non proporrò mai la stessa cosa, perchè non sono la stessa persona, ma cercherò sempre di fare quello che è più utile per loro.

Le sessioni individuali di metodo Feldenkrais

Si chiamano Integrazioni Funzionali (abbreviate in IF), sono sessioni specificatamente ideate per la persona che me le chiede.

Normalmente chiedo di farmi vedere il movimento che crea difficoltà e limitazioni, e poi comincio a progettarci sopra la sessione manuale, specificatamente ideata per la persona e per quello che vedo in quel momento. 

Se te lo stai chiedendo, sì, questa è la parte più difficile, ma è anche il bello del metodo Feldenkrais, non basarsi su protocolli ma creare qualcosa di molto specifico per la persona. 

Richiede velocità di ragionamento, creatività e tanta tanta preparazione. 

Più la persona è specifica nelle sue richieste, meglio riesco a creare un programma adatto alle sue esigenze. 

I punti di forza della sessione manuale

Ma la forza di un Integrazione Funzionale non sta solo qui, ma anche nell’utilizzo del tocco.
C’è qualcosa di molto speciale (e terapeutico) che passa nel tocco da un essere umano all’altro in un clima di fiducia e sicurezza.
Gli studi scientifici e gli strumenti di precisione che abbiamo ora, ancora non riescono a dirci cosa è, ma sappiamo tutti che c’è.
Io sono convinta che non ci sia nulla di magico nel potere curativo del tocco, è solo un qualcosa che non siamo ancora riusciti a definire, a misurare o a filmare. 

seduta Feldenkrais a paziente sul lettino

Una seduta manuale (Integrazione Funzionale), la persona è comodamente stesa sul lettino mentre l'insegnante lavora su alcuni movimenti, in questo caso, la spinta e l'appoggio del piede, fondamentali per il cammino e per la stazione eretta.

Il tocco dell’IF è un tocco che rassicura, che propone e che guida attraverso movimenti piccoli e delicati, senza giudizi.

Se l’hai già provata, sai già che alla fine ci si sente più sciolti, stabili e rilassati nel corpo e nella mente. 
I movimenti vengono più facili e senza sforzo. 

I vantaggi dell’Integrazione Funzionale:

  • lavoro specifico per la persona
  • alta efficacia e rapidità nel diminuire il dolore cronico (cioè riduzione dei farmaci)
  • utilizzo del tocco
  • effetto calmante e miorilassante (attraverso l’aumento del tono parasimpatico del nostro sistema nervoso)
  • movimento passivo (particolarmente utile per le persone che hanno sviluppato una kinesiofobia cioè la paura di muoversi, tipica di chi soffre da molto tempo, che purtroppo peggiora il dolore cronico)

Le lezioni di gruppo del Metodo Feldenkrais

Si chiamano CAM, Consapevolezza Attraverso il Movimento e pur avendo effetti simili alle sessioni manuali, hanno delle caratteristiche  diverse.

La più evidente, è che le lezioni non possono essere specifiche per la singola persona (perchè sono lezioni di gruppo appunto). 


gruppo persone fa esercizo

 Una lezione di gruppo, dove l'insegnante guida con la voce l'esplorazione di uno o più movimenti funzionali che appartengono alla nostra specie, come camminare, stare seduti, girarsi e che ci servono nella nostra vita quotidiana.

Può capitare di trovare subito l’esatta lezione che fa al caso tuo, ma molto più probabilmente arriverà in maniera casuale nel tempo.
Non significa che le altre lezioni saranno inutili, anzi, miglioreranno da subito il tuo allineamento verticale, cioè la tua postura, sia in piedi che seduta, miglioreranno la tua stabilità e la tua coordinazione, ma magari non ci sarà subito quella lezione che ti farà dire: A-Ah!

I vantaggi delle lezioni d​​​​i gruppo:

  • movimento attivo
  • grande e variato repertorio di movimenti
  • lavoro intenso sulle coordinate spaziali e sulla propiocezione (consapevolezza di dove sei nello spazio, utilissimo per chi cade spesso e per chi fa arti marziali o danza)
  • autogestione (si impara a fermarsi quando si è stanchi e a non dipendere dal terapista per sapere cosa fare, questo punto è estremamente importante dal punto di vista terapeutico)
  • costi ridotti (per contro, tempi un po’ più lunghi per avere risultati specifici)

Quindi, cosa scegliere?

Il mio consiglio è di cercare di essere pratici e decidere in base alle proprie possibilità di tempo e organizzazione personale.

Però in linea generale posso consigliare di:

Scegliere un ciclo di sessioni manuali se:

1.

c'è dolore da molto tempo

2.

c'è paura a muoversi (kinesiofobia)

3.

se si è in convalescenza dopo un intervento

4.

ci sono limitazioni di movimento importanti, come difficoltà a salire e scendere dal pavimento (la maggior parte delle lezioni di gruppo è sul pavimento)

5.

se non c’è tempo di venire con regolarità al gruppo (persone che lavorano su turni, free-lancer, mamme single, musicisti, attori, danzatori, etc.)

Oppure

Scegliere un ciclo di lezioni di gruppo se:

1.

si sta mediamente in buona salute generale

2.

si vuole migliorare qualche sporadico acciacco/doloretto

3.

c’è desiderio/bisogno di fare movimento (specialmente se non piace l’ambiente della palestra o, al contrario, un ambiente troppo olistico/new age)

4.

si vuole praticare un’attività che unisca gli effetti della meditazione a quelli del movimento

5.

si cerca un’attività di mantenimento dopo un ciclo di sedute individuali di Feldenkrais, fisioterapia, osteopatia o altro

6.

per ragioni economiche (è possibile trovarsi in momenti della vita in cui non è possibile investire nella propria salute come si vorrebbe, le lezioni di gruppo possono aiutare moltissimo ed essere l'inizio di un percorso di cura di sé)

E' possibile fare entrambe?

Non solo è possibile, ma, dopo aver visto i progressi di alcuni casi recenti, lo consiglio ogni volta che è possibile e che la persona lo desidera. 

Naturalmente capisco che a questo punto, qualcuno storca il naso e pensi, ecco qui, sta cercando di vendermi il pacchetto completo. 

Per niente!
Nella mia pratica clinica, non ho mai incoraggiato le persone in questa direzione, sono poche le persone che fanno entrambe le cose, i partecipanti dei gruppi di solito non fanno individuali e chi fa individuali raramente partecipa ai gruppi.

Spesso le motivazioni sono semplicemente  di tipo organizzativo (siamo pur sempre in una grande città) e le persone preferiscono magari, aspettare di finire il ciclo di individuali per confluire in un gruppo, altre volte proprio non hanno tempo da regalare a se stessi facendo l'uno e l'altro (però che peccato!).

Sono stata io stessa, finora,  a consigliare ai miei pazienti di unirsi al gruppo solo dopo aver concluso un percorso individuale.
Rimane, senza dubbio, una buona scelta, ma ultimamente con l'esperienza e con alcuni casi recenti (vedi più sotto la storia di Stefania) ho cambiato un po' idea. 

Quali sono i vantaggi di entrambe?

Le due tecniche sono complementari, ricordi?
Movimento attivo e movimento passivo.
Potrebbe sembrare un aspetto secondario, ma non lo è!

Ora dico una cosa un po' tecnica, nella prima modalità il controllo del movimento è nelle mani (letteralmente) dell'insegnante, nella seconda, in quella di gruppo, il controllo del movimento è nel cervello dello studente, che impara da solo/a ad eseguire un movimento di qualità e ad usare il suo corpo al meglio. 

Per quanto sia piacevole sentire su di sé il  tocco di un insegnante Feldenkrais,  spesso è nel fare movimento attivo che i risultati si consolidano, che si accende quella lampadina che fa dire: A-Ah! Ora ho capito, ora sento, ora ci riesco!  

E per la verità succede anche  quando si sperimenta contrario. 
Quando alcuni studenti di lungo corso dei miei gruppi, hanno deciso di venire a fare qualche individuale, quasi sempre i commenti sono stati:
"Ora capisco meglio i movimenti che abbiamo fatto a lezione".

Quindi ognuna delle due tecniche, chiarisce e consolida i risultati dell'altra e quando una persona decide di fare entrambe, gli effetti spesso sono davvero oltre le aspettative! 

Per leggerne un esempio, guarda la storia di Stefania, che ha accelerato tantissimo (rispetto a quello che mi aspettavo)  i tempi di ripresa dopo una chirurgia lombare, scegliendo proprio di fare entrambe le cose e di ottimizzare il periodo di malattia concesso al lavoro per dedicarlo pienamente  a sé stessa e alla sua ripresa.

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