fisioterapia, come prepararsi | Caterina Marzoli

Prima visita dal fisioterapista, come prepararsi

 

​La prima visita dal fisioterapista può essere accompagnata da dubbi e timori, oppure al contrario, da una totale inconsapevolezza e impreparazione di quello che si sta andando a fare.  
Questo articolo è un po' lungo e denso di informazioni, utilizza il sommario per andare subito alla sezione che ti interessa. Il sommario è cliccabile.


Il Fisioterapista è un professionista sanitario a tutti gli effetti e il primo appuntamento può somigliare un po’ alla visita da un medico.
Quello che succede in una prima visita fisioterapica varia moltissimo da un fisioterapista all’altro ​perchè la fisioterapia abbraccia moltissimi ambiti, da quello classico ortopedico a quello nuovissimo della  fisioterapia estetica.

​La variabilità da un professionista all'altro

pedine colore diverso

​Se t​i rivolg​i a uno fisioterapista specializzato  in linfodrenaggio la prima visita potrà essere molto diversa da quella di un fisioterapista ​che utilizza il metodo Feldenkrais.
Però cerchiamo di evidenziare dei punti di massima in comune con tutte le specialità della fisioterapia.

La prima visita dal classico fisioterapista

​Il colloquio iniziale

Al primo incontro, un fisioterapista professionista ​ti farà innanzitutto accomodare e comincerà un colloquio sui motivi che ​ti hanno portato da lei o da lui.
La maggior parte dei professionisti in questa fase si aspetta che tu porti tutti gli esami relativi al motivo della visita (a volte è utile portare anche esami generali), diagnosi e prescrizioni degli specialisti che ti hanno visitato.
(se ti trov​i in ospedale  o in clinica, idealmente dovrebbe aver già avuto accesso alla tua cartella clinica con i referti medici)

​Nota: gli esami diagnostici pur dicendo molto sulla tua struttura (ossa, muscoli, legamenti, visceri, etc.), ci dicono poco sull'origine reale del tuo dolore. In ogni caso, portali​.

​Della poca utilità degli esami in caso di mal di schiena, ​ne ho scritto nella mia guida sul mal di schiena. Per averla gratuitamente visita questa pagina.  

​I test di valutazione

​Il colloquio può essere lungo o breve, ma viene di solito seguito da una serie di test che il fisioterapista ​ti farà per valutare la situazione.
Quali test e quanti test e in che modalità dipende totalmente dalla formazione e dalla specialità del fisioterapista, ce ne sono tantissimi. 

Alcuni professionisti dedicano al prima seduta solo ad eseguire dei test e a completare una valutazione. Altri preferiscono eseguire un minor numero di test e cominciare subito il programma riabilitativo. 

Alcuni pazienti si fanno impressionare da ​tanti test, altri si fanno impressionare dal fatto che in due mosse il fisioterapista ha capito tutto!
Ma in realtà il bravo fisioterapista non si vede dal numero di test che fa.
Tanti o pochi, quindi non significa nulla, è solo uno stile di lavoro.
Prima di cominciare i test, probabilmente vi verrà chiesto di togliervi i vestiti.

​Come venire vestiti

stampelle con vestiti appesi

​Non ​aver timore di chiedere già al telefono, prima della visita, come d​evi venire vestit​a/o, non c’è niente di strano a farlo e il fisioterapista o l’assistente di studio sapranno rispondere a questi dubbi.
In generale pantaloncini sportivi e canottiera andranno bene per la maggior parte ​dei fisioterapisti (ma la visita da me, ​è un po' divers​a, leggi più sotto per capire come)

Quanti vestiti dovr​ai togliere? 
Anche qui, dipende un po’ dal tipo di lavoro che si andrà a fare e dalle tecniche che il fisioterapista applica. Una distorsione alla caviglia, richiederà che ​di togliere il calzino e ​ arrotola​re la gamba del pantalone (porta​re un pantalone largo e morbido) mentre il linfodrenaggio post-intervento al seno richiederà di scoprire il seno.

​Sicurezza e rispetto delle donne nel contesti di cura

Oggigiorno si tende a far spogliare sempre meno i pazienti, per fortuna c’è una diversa sensibilità per queste tematiche. 
Tuttavia, le donne, soprattutto se molto giovani, posso trovarsi in situazioni ​spiacevoli e imbarazzanti, in cui non si sa come reagire. 
Chiedere ad una donna o ad un’adolescente di scoprire il seno per valutare una scoliosi, una postura, per fare una lastra torace (basta togliere il reggiseno con​ ganci di metallo) o un elettrocardiogramma non si fa più e deve far sospettare. Le donne non devono aver timore di dire di “no grazie”  e uscire dalla stanza. Trover​anno un professionista migliore. Se siete oggetto di richieste che ritenete non opportune in ospedale, rivolgetevi educatamente all’Ufficio Relazioni con il Pubblico, se siete in un centro privato chiedete di parlare con il responsabile. In ogni caso fate le vostre rimostranze sempre con tono calmo e tranquillo.

Toccare parti del corpo intime può essere necessario solamente in casi speciali, come trattare una cicatrice sul seno o riabilitare il pavimento pelvico. In questi casi, il professionista dovrebbe avervi spiegato già da prima in cosa consiste il trattamento e, se è educato, vi chiederà in ogni caso un consenso verbale. (molto probabilmente vi avrà già fatto firmare prima un consenso informato).

Sappiate che siete libere e liberi di ritirare il consenso in qualsiasi momento, chiedere spiegazioni, alzarvi e andarvene se sentite che c’è qualcosa che non va.
Adolescenti (femmine e maschi) non andrebbero mai lasciati soli nel corso di visite ed esami. 

​Il trattamento

​Bene, fatto colloquio e valutazione è tempo di iniziare il trattamento vero e proprio.
Questo dipenderà totalmente dalla cultura terapeutica del fisioterapista, dalle sue specializzazioni, dalla sua esperienza e anche dalle sue credenze.


Dal punto di vista dell’efficacia della fisioterapia, questa è in generale riscontrata dalla letteratura scientifica, mentre la stessa letteratura scientifica non riesce a stabilire una preferenza tra un metodica e l’altra.


In pratica, non esiste una tecnica di provata efficacia, alcune cose funzionano con alcune persone e con altre no. 
Oltre ad una buona tecnica, il rapporto con il fisioterapista è fondamentale per la riuscita del programma riabilitativo.

​Autonomia del Fisioterapista

​Il fisioterapista è per legge un professionista autonomo, responsabile del suo operato di fronte alla legge, se non è d’accordo con quello che l’ortopedico, il fisiatra o altro medico ti ha prescritto, non è obbligato a farlo.
Se è un serio professionista ti spiegherà in maniera chiara e circostanziata perché non è d’accordo e ​ti proporrà delle alternative, ​tu  non s​ei obbligat​o ad accettarle.

​Il dolore in fisioterapia e riabilitazione

​Così come non va più di moda spogliare troppo i pazienti, non vanno più molto di moda i trattamenti dolorosi. Grazie al cielo!
Fanno eccezione alcune tecniche fasciali e alcune antiche tecniche orientali.

Anche in questo caso però, l’adozione di una tecnica più o meno dolorosa dipende dalla cultura terapeutica e dalla sensibilità del fisioterapista.

Con me e con il Feldenkrais, stai tranquilla, non amo le tecniche dolorose. 

In generale, un professionista degno di questo nome avverte e concorda con il paziente quanto dolore è tollerabile.
A pazienti con dolore cronico, anziani, bambini, pazienti fragili a vario titolo, andrebbero sempre risparmiati i trattamenti dolorosi, che possono causare più danno che altro.

Se a tutte le sedute ​ dal fisioterapista, ti viene inflitto un dolore intollerabile, valuterei un cambio di professionista. 

​La prima visita al mio studio, simile ma al tempo stesso diversa

pc portatile, blocco, stetoscopio

​Innanzitutto, dedico abbastanza tempo al colloquio iniziale, la prima visita in totale può durare un’ora e mezza. Ascolterò quello che hai da dirmi.
Non ho una serie di domande fisse, si sviluppano in base alle prime informazioni che ricevo e che desteranno la mia attenzione e che considererò rilevanti.

Chiedo sempre quali sono i gli obiettivi. E quasi certamente a questo punto ci sarà un po’ di sorpresa. Pochi pensano ad un obiettivo di fine trattamento.
Invece è è importantissimo, stabilire obiettivi comuni e verificarli durante il percorso.
L’obiettivo potrebbe essere  ovvio, è liberarsi dal dolore e riguadagnare la salute. Certo, naturalmente è così, ma è un obiettivo generico e un po’ vago.
Un po’ come dire, “fammi una magia” o “per favore, riparami”. 


​Stabilire un obiettivo specifico a breve o medio termine, può aiutare veramente tanto a stabilire un clima di collaborazione reciproca, ad ottenere il massimo possibile dal piano di trattamento e a sentirsi coinvolti e protagonisti attivi del proprio processo di guarigione.

Sarà mia cura darti tutte le informazioni possibili sulla tua condizione, sull’impatto che potrà avere sulla tua vita,  su come gestirla al meglio, sulle attività che puoi fare e quelle per cui, invece, è meglio aspettare. 

​Vestiario

​in generale abbigliamento comodo, maglietta con le maniche (corte o lunghe) e un paio di  calzini di cotone ​ vanno benissimo.

​Valutazione

​La valutazione dipenderà un po’ dal motivo per cui vieni da me. Se si tratta di qualcosa di molto specifico, come una cicatrice, dovrò ovviamente guardarla, toccarla e testarla (non è doloroso) e se il motivo, invece, è la mandibola, dovrò valutare anche l’interno della bocca, anche questo non è doloroso.


Ma se vieni per dolore cronico, per un mal di schiena o un problema posturale, di stress psico-fisico, allora non sarà necessario togliere i vestiti, guarderò come stai in piedi e come cammini  e ti chiederò di fare il  movimento che ti crea difficoltà e che vuoi migliorare.

​Il tuo obiettivo

​Partiremo da qui. Da quello che vuoi migliorare. Da quello che è importante per te nella tua vita di tutti i giorni.  Da quello che è necessario fare per rimetterti in grado di arrivare alla fine della tua giornata senza essere distrutta o distrutto.

Quanto durerà il trattamento?
E’ impossibile rispondere a questa domanda. Le varianti sono talmente tante, di tipo biologico, psicologico e sociale, che un professionista non può fare previsioni, ma può solo dare delle indicazioni di massima basate sulle sue precedenti esperienze.

​Se vieni con accesso ​diretto (senza una prescirzione medica) normalmente il consiglio è di cominciare con 3-5 sedute e valutare come sta andando. 

Se, invece, vien​i su indicazione di uno specialista, probabilmente sarà già stabilito il numero di sedute.

Frequenza

dipende dalla situazione personale di ognuno. Stati acuti suggeriscono 2/3 volte a settimana, mentre situazioni da moderate a lievi può essere sufficiente 1 volta a settimana.

​Esercizi da fare a casa

​cerco di darne il meno possibile, cerco di fare in modo che siano facili e piacevoli. Di solito, a chi si trova in situazioni di dolore acuto, posso chiedere un impegno di 5-7 minuti al giorno. E di solito cambio gli esercizi di seduta in seduta, così non ti ritroverai a ripetere sempre le stesse cose.
Se la tua vita è troppo complicata per 5-7 minuti al giorno, forse non è il momento giusto per iniziare un ciclo di fisioterapia.
Ripetere a casa alcuni movimenti aiuta tantissimo a:
-  prolungare i benefici di una seduta,
​ - consolidare nuovi schemi motori e
 - ​evitare che le vecchie “pessime” abitudini di movimento si ripresentino troppo in fretta.

​Cosa puoi fare per aiutare il tuo fisioterapista

  • 1
    ​​  Innanzitutto, ​ curare la tua igiene personale e i tuoi vestiti. Sembra scontato, ma non lo è!  
    Certo, può capitare a tutti di arrivare alla fine di una giornata di lavoro non proprio leggiadri come rose  o dei calzini non proprio freschi di bucato, un passaggio in bagno a darsi una rinfrescata (sapone e salviette di solito sono in tutti i bagni) o portare dei calzini di ricambio, saranno enormemente apprezzati dal tuo fisioterapista.
  • 2
    Interessarti e partecipare attivamente alla tuo percorso terapeutico: arrivare di fretta, mettere la seduta tra un impegno e l’altro, chiacchierare tutto il tempo del menù della cena non aiuta il processo. Fare due chiacchiere è piacevole e si può fare tranquillamente, ma ​senza perdere di vista il motivo delle sedute.

  • 3
    ​  Pretendere di dire al fisioterapista cosa deve fare: capisco che se si ha male al collo e la seduta comincia dai piedi, può sembrare strano ma è molto probabile che il tuo fisioterapista abbia degli ottimi motivi. Non ha capito male… è che vuole proprio fare così!
    Fai pure delle domande per chiedere spiegazioni ma non pretendere che faccia come vuoi tu. Al limite, se non hai benefici, puoi cambiare fisioterapista.
    (Nota: io comincio spessissimo dai piedi)
  • 4
      Rispettare il suo tempo, il suo impegno e la sua vita privata: il fisioterapista è un professionista con giornate logoranti, non quanto un medico di pronto soccorso, d’accordo, però è una professione gratificante e faticosa al tempo stesso.
    Non presentarsi a una seduta senza avvisare, disdire con meno di 24 ore di anticipo può causare più danno di quanto credi all’organizzazione del suo lavoro.
    Informati di quali sono le modalità per disdire un appuntamento e non ti stupire se - in alcuni casi - ti chiederà il 50% della seduta se non ti presenti.
 D’altra parte, il posto che ha riservato per te nella sua agenda, lo ha tolto a qualcun altro che avrebbe voluto un appuntamento e non lo ha potuto avere.
    Oggigiorno sono tantissimi i canali per comunicare con le persone e questo ha cambiato un po’ il galateo. E' diventato d’abitudine essere sempre online e sempre connessi.
    Però non vuol dire ​essere sempre disponibili.
    Se ti rispondiamo di sabato o di domenica, lo facciamo per senso del dovere e perché ci prendiamo a cuore alcuni pazienti, ma la verità è che nel profondo, ​avremmo preferito stare tranquilli. 
Se non c’è proprio una folle urgenza (ma è urgente la fisioterapia?) prova a chiamare nelle giornate e negli orari lavorativi.


​In conclusione

​In una visita dal fisioterapista, ci sarà un colloquio iniziale, uno o più test di valutazione e poi comincerà il trattamento.
I fisioterapisti sono diversissimi tra loro per cultura e arsenale terapeutico, la stessa patologia può essere trattata in maniera diversissima.
Tuttavia, al di là delle differenze metodologiche, è sempre importante stabilire una relazione di ascolto e un clima di collaborazione.


​Il fisioterapista ti può aiutare tantissimo, ma il recupero dipende anche da te, dal tempo e dall’impegno che metterai in questo processo. 


​Ogni blog vive di commenti e condivisioni (non nel senso economico, qui non c'è pubblicità), sapere che questo contenuto ti  è stato utile o che l'hai trovato interessante ​ ​ mi aiuta a capire quali argomenti sono davvero importanti e quali no. 
​Con un commento o una condivisione mi ​aiuti davvero tanto a sviluppare il sito e ad inserire sempre più contenuti  nuovi, gratuiti e di qualità. 

Per commentare è necessario lasciare l'email ma non sarà visibile e non verrà mai venduta o ceduta a terzi  per nessun motivo. Se comunque non vuoi comunicare la tua email, puoi commentare dal tuo account Facebook.

Condividi con il tuo canale preferito
  • 4
    Shares