Oltre la separazione mente-corpo nello sport

In queste Olimpiadi, forse perché arrivate dopo un anno di pandemia che ha messo alla prova la salute mentale di tutti, il tema corpo/mente è emerso frequentemente. Si è parlato di mental coach (per Jacobs e molti altri atleti), di fragilità mentale per Simone Biles, di blocchi mentali per tuffatori e tennisti.

Purtroppo commentatori, giornalisti, allenatori e atleti continuano a trattare l'argomento con la vecchia e inutile divisione mente/corpo, come se fossero elementi separati. Come se il corpo dell'atleta fosse una macchina perfetta a cui basta girare la chiave. 

Non è così, non solo per lo meno, c’è alla base un errore fondamentale che parte dal pensare di

“avere un corpo” invece di “essere un corpo”

e ne ho parlato in questo articolo sul ritiro di Simone Biles.

Come migliorare la prestazione sportiva con il Feldenkrais

Se vogliamo ottimizzare la prestazione sportiva, è fondamentale comprendere l'influenza reciproca tra corpo e mente. Senza questa consapevolezza, anche atleti di alto livello continueranno ad agire in maniera automatica, limitando il proprio potenziale.

L'anello mancante nella comunicazione coach-atleta

Spesso gli allenatori vedono dove l'atleta potrebbe migliorare, ma danno istruzioni alla mente dell'atleta e non al suo corpo. Ci sono tradizionalmente due modalità di insegnamento del movimento:

  • Verbale (soprattutto in Occidente): l'insegnante spiega a parole
  • Visivo (prevalente nelle discipline orientali): l'insegnante dimostra

In entrambi i casi, l'atleta è lasciato solo nel tradurre ciò che sente o vede in un proprio gesto corporeo. Tra quello che il coach dice e quello che l'atleta fa c'è un anello mancante.

In entrambi, l’allievo è lasciato solo nel tradurre quello che sente o vede in un SUO gesto corporeo.
È un’operazione di manipolazione dei dati di competenza del cervello sì, ma inteso come cervello-corpo.
Non è affatto facile.

I partecipanti dei miei corsi intermedi sanno bene che durante una lezione difficile tradurre una frase in un’immagine di movimento nella loro testa e poi in un gesto reale e compiuto non è una passeggiata.

L’anello mancante è lì, al confine tra mente e corpo

La maggior parte dei professionisti nel mondo sportivo ignora come corpo e mente comunicano tra loro o lo sa solo a livello teorico e non ha strumenti pratici per tradurlo in realtà.

L'attenzione, la memoria e l'elaborazione cognitiva sono considerate funzioni della mente, mentre sensazioni e movimento sono attribuite al corpo.
Ancora più raffinata è la capacità di sapere che sto facendo attenzione: la consapevolezza.

In assenza di consapevolezza di ciò che sentiamo e di come ci muoviamo, siamo destinati a ripetere all'infinito i nostri automatismi.

Torniamo al nostro atleta d’élite che non riesce a mettere in pratica i consigli del proprio coach, per esempio: "in questo movimento appoggia il bordo interno del piede".

Se non riesce a farlo non è perché non vuole o perché non capisce, ma perché non sente il corpo.

Se non lo sente, non può cambiare quello che fa.

Una metodologia Feldenkrais per gli sportivi in tre fasi

Fase 1 - Esplorare

  • Allenare l'attenzione consapevole verso ciò che sentiamo durante il movimento
  • Differenziare gli stimoli (appoggi, ampiezza articolare, contrazioni muscolari, posizione della testa nello spazio)
  • Raffinare la capacità percettiva discriminando stimoli molto piccoli anche in situazioni difficili 

Fase 2 - Trovare alternative

Una volta che sono in grado di riconoscere i miei schemi motori, posso passare a raffinare l’azione, cioè cominciare a sperimentare le alternative:

  1. Fare la stessa cosa in modo diverso (per esempio alternare l’uso di muscolatura distale e prossimale).
  2. Provare direzioni diverse (cosa cambia se lancio il braccio di qui, di lì o nella direzione intermedia?)
  3. Provare appoggi diversi (cosa cambia nel mio bacino se sposto l’appoggio del piede all’esterno, all’interno, sull’avampiede o sul tallone?)
  4. Dove (e quando) è meglio dirigere lo sguardo durante un lancio o un avvitamento?

Fase 3: Ottimizzare

Utilizzare le informazioni raccolte per eliminare gli sprechi di energia e ottimizzare il movimento. Questo fa la differenza sia alle Olimpiadi, dove contano centesimi e millimetri, sia nella vita quotidiana.

Una sportiva professionista con cui ho lavorato tempo fa, alzandosi dal lettino nel mio studio e provando a spostare il peso da una gamba all’altra in posizione di guardia ha esclamato:

“ah ecco cosa intende il mio allenatore quando mi dice di trasferire il peso sul ginocchio!”

Eureka!

Come dicevo prima, allenatori e coach spesso vedono bene e capiscono cosa il loro atleta deve cambiare, ma l’istruzione verbale non è sufficiente per interiorizzare e comprendere a livello del corpo.

Il punto è tutto questo lavoro sarà inutile se l’atleta non è capace di sentire veramente il suo corpo.

Il corpo ha il suo linguaggio, che non è nemmeno tanto segreto o misterioso, ma bisogna comunque impararlo.

Cambiare con la forza di volontà è come chiedere a qualcuno di sollevarsi dai lacci delle scarpe.

Alexander Lowen

Padre della bionergetica

Perché il Feldenkrais è efficace nello sport

Il metodo Feldenkrais rappresenta un'eccellenza nell'apprendimento del movimento dagli anni '40 e '50 del secolo scorso. È una messa in pratica dei concetti della plasticità cerebrale, diventati di dominio pubblico solo decenni dopo.

Caratteristiche del Feldenkrais utili allo sport

  • Utilizza l'attenzione focalizzata per aumentare interocezione e consapevolezza
  • Ha radici nel judo, dove si sfrutta l'energia invece di contrapporre forza
  • Offre un repertorio enorme di lezioni che spaziano dalle parti grandi come il bacino a quelle specializzate come occhi e lingua
  • Si concentra su funzioni fondamentali come camminare, correre, utilizzare le spinte nei salti e nei lanci
  • Mira a ottimizzare, risparmiare energia e curare i dettagli per un movimento più efficiente
  • Il caso Agassi- Becker e l'importanza dei dettagli

    Come ha fatto Agassi a battere Becker?

    Agassi era ossessionato dal servizio di Becker e dopo averlo osservato in centinaia di video aveva scoperto che ogni volta che serviva al centro tirava fuori la lingua al centro, quando tirava a sinistra la metteva a sinistra.


    Questa minuscola informazione gli ha dato un vantaggio decisivo.

    Conoscevi questa storia? La trovi nel libro "Open" di Andre Agassi

    Superare le resistenze degli sportivi al metodo Feldenkrais

    La mentalità che ruota intorno allo sport e agli allenamenti si può generalmente riassumere in: se non soffri non guadagni nulla.
    E’ difficile far capire a chi si allena duramente e soffrendo che si può guadagnare qualcosa in più sottraendo.

    Da parte di sportivi e, in generale di persone cresciute nella credenze del "sii forte" (troverai qui un articolo sulle frasi spinta tossiche), della cultura del sacrificio e "del stringi i denti e vai",  partono di solito alcune obiezioni:

    1

    "Perché devo investire tempo in movimenti lenti?"



    Per scoprire i minimi dettagli dei nostri schemi motori automatici è necessario inizialmente rallentare. Durante movimenti veloci, il cervello taglia fuori le informazioni considerate non essenziali. Per cogliere i dettagli piccoli, è necessario rallentare e mettere il cervello in una situazione di sicurezza.

    e mettere il cervello in una situazione di sicurezza, dove non ha altro di cui preoccuparsi.
    (per la base scientifica di questo concetto puoi consultare sul web la legge di Weber-Fechner)

    2

    "Perché concentrarmi sul corpo invece che sull'obiettivo?"

    È vero!
    Durante una finale olimpica non è il momento di pensare a come appoggia il 5° dito del piede.

    Ma è proficuo farlo in allenamento!!!

    In questo video, Gianmarco Tamberi si prepara al salto della gara, ripassando nella mente il gesto motorio.

    È curioso notare che anche una cosa così cognitiva come "immaginare" non è separata dal corpo, se stai usando la tua immagine motoria, anche il tuo corpo fa qualcosa e all'esterno si vede. 
    Questa breve clip video è stata presa dal canale youtube di Eurosport
    https://www.youtube.com/channel/UClhp9g6TPiqCTOlcw0ROfNg


    3

    Perché  sprecare tempo invece di concentrarmi su forza e flessibilità?

    Perché le componenti del movimento sono anche ritmo e coordinazione, oltre a sensazioni, emozioni e pensieri.
     Per ottimizzare il gesto motorio è necessario lavorare sul sistema nervoso, non solo sulle articolazioni o la massa muscolare.

    Conclusione: Il Feldenkrais, l'anello mancante tra corpo e mente nello sport

    Conclusione: Il Feldenkrais, l'anello mancante tra corpo e mente nello sport

    Per migliorare le prestazioni sportive è necessario lavorare in maniera integrata su tutti gli aspetti del gesto motorio: fisici, cognitivi ed emotivi.

    Le metodiche di allenamento tradizionali soffrono ancora della divisione mente/corpo, affidandosi a professionisti separati per i diversi aspetti. Il metodo Feldenkrais integra questi elementi in un'unica pratica, studiata scientificamente e applicata con successo da quasi 80 anni.