Mascherine, Feldenkrais e consapevolezza | Caterina Marzoli Insegnante Feldenkrais

Mascherine, Feldenkrais e consapevolezza

Ecco qui la mia faccia dopo soli 20 min di mascherina ffp2.
Non mi sto lamentando, la metto per scelta e nessuno mi obbliga.  

Ma non posso fare a meno di notare che è faticoso, stancante e a diverse ore di distanza la mia pelle ipersensibile ancora non si è ripresa.
Nella foto non si vede ma ci sono due solchi palpabili dove c'era il bordo e  sembro un po' una squaw accaldata. 

Ieri su facebook ho letto un commento caustico di un chirurgo che ce l'aveva con una certa mamma Shantal che sosteneva la causa della mascherina che fa malissimo.

Lì per lì, ho riso.

“Salve, sono un chirurgo, per anni ho indossato una mascherina chirurgica per ore e ore al giorno , in sala operatoria, rischiando inconsapevolmente la mia vita perché, nonostante una laurea in medicina e chirurgia, 4 di specializzazione e 5 anni di praticantato non ho mai scoperto i gravi rischi per la salute a cui andavo incontro. Fortunatamente ho letto un post su Facebook di Shantal Capuozzo, mamma informata a tempo pieno che, nonostante scriva peggio di mio figlio che va in terza elementare e come unico titolo di studio abbia il battesimo, mi ha spiegato un sacco di cose su virus e tossine invitandomi ad informarmi su Youtube.”

Non pubblico i riferimenti perché non so se posso e poi non ha senso alimentare polemiche.



Sono stata due volte in sala operatoria e una in sala parto come "osservatore" e so un po' come funziona il dietro le quinte. 
Nel mio precedente lavoro ho spesso indossato dpi sgradevoli, sotto il sole, per turni di lavoro lunghi.
Quando andavo in moto, mi bardavo completamente con giubbotto di pelle, protezioni, stivali, guanti anche d'estate
(l'unica volta che non ho messo i guanti ho avuto un incidente con  rima di frattura al pollice... l'unica volta... l'unica). 

Quando devi fare certe cose per il lavoro o l'hobby che hai scelto le fai e basta.
Fa parte del pacchetto.
E' pesante, soffochi, sudi, ma è così.

Un po' alla volta ti accorgi che non muori e nemmeno svieni.
E quanto ti togli le protezioni, provi un sollievo infinito.

Ma torniamo al post di facebook

che è degenerato nei commenti, un'infermiera gli ne ha cantate quattro e il chirurgo ha risposto in maniera  arrogante.
L'infermiera non aveva ragione su tutto, forse ce l'aveva un po' con i chirurghi, ma alcuni punti non erano sbagliati... insomma un tipico flame su facebook in puro stile Burioni.

Ma mi è rimasto in testa. 

Il chirurgo ci stava prendendo in giro (in buona fede)

Stamattina in coda al mercato con una delle nuove ffp2 in lino e cotone che sto testando, mi sono resa conto che il chirurgo la stava facendo un po' troppo facile. 

1.

In sala operatoria fa freddo, molto freddo, sentire il tuo fiato caldo che ti viene ributtato addosso dalla mascherina non deve essere così sgradevole come tenerla sotto il sole mentre sei in fila al supermercato o peggio cammini per strade non alberate (attività motoria = maggior bisogno di ossigeno) o pedali sulla bici.

2.

Gli interventi chirurgici hanno durata variabile, escludendo i trapianti e alcuni interventi al cuore che durano molte ore, la maggior parte sono relativamente brevi, il chirurgo si toglie la mascherina e si rilassa  prima dell’intervento successivo. (Giustamente! Non vogliamo che sia stanca/o quando ci taglia, cuce e sostituisce i nostri pezzi malandati)
Quindi è vero che la usa molte ore al giorno ma se la cambia spesso e ha delle pause.

3.

La mascherina chirurgica, quella indossata per salvaguardare il paziente, è relativamente morbida e non così aderente al viso, mettendoti al riparo da dermatiti e rossori, mentre le ffp2 o n95 con o senza valvola aderiscono più strettamente e sono certamente più fastidiose. 

4.

Infine il chirurgo sta fermo davanti al tavolo operatorio, con l’eccezione di alcuni interventi ortopedici in cui la sala operatoria sembra un po’ la falegnameria, lui o lei fa molta poca attività motoria e non ha un aumentato fabbisogno di ossigeno come chi cammina o va in bici

Insomma, indossare la mascherina nel pieno di una pandemia, con l'estate in arrivo, mentre ci si muove in ambiente senza temperatura controllata... non è per niente facile.

Mi sento di spezzare una lancia in favore di chi si lamenta, dice che soffoca e proprio non ce la fa.

Il contesto del covid-19


1) c'è in giro un virus invisibile che ha già causato una crisi socio-economica notevole oltre a perdite di inestimabili vite umane e probabilmente non ci può colpire ma forse sì,

2) milioni di persone sono obbligate a portare la mascherina a prescindere dal loro contesto lavorativo ma nei compiti della vita quotidiana e nelle occasioni sociali, e non hanno né esperienza, né tecnica, né conoscenza,

3) fa caldo,

4) nelle società occidentali già da un po' di tempo l'emergenza sanitaria è costituita da malattie come ansia, depressione e fobie. 
Il fatto che non siano diagnosticate con diagnosi (perché ci guardiamo bene dal farci esaminare), non vuol dire che la maggior parte di noi non ne soffra almeno un po'.

Cosa succede quando indossiamo una mascherina

Consapevolezza (ma non del genere che piace a noi)

Con la mascherina indosso, immediatamente si diventa coscienti del proprio respiro, che lo si voglia o no.

Già questo può scatenare una sensazione d'ansia in alcune persone.
La consapevolezza non è sempre una cosa piacevole, se quello di cui diventiamo consapevoli è un disagio o un potenziale pericolo (che sia reale o percepito per il nostro cervello non cambia)

Vediamo perché.

Respirazione attiva

Se fa caldo, può necessario fare uno sforzo attivo per respirare, in quel caso si attivano muscoli accessori della respirazione.

E' necessario tirare dentro l'aria (dipende dalla mascherina, dalla temperatura e da fattori soggettivi psicologici e biomeccanici).

Il nostro cervello comincia a percepire qualcosa di strano, quello che di solito avviene sotto la soglia di coscienza e senza sforzo (la respirazione), diventa un movimento cosciente e volontario, il cervello comincia a pensare che qualcosa non va.

La respirazione più alta, di petto o clavicolare, è uno schema che il nostro cervello riconosce come associato a sensazioni di pericolo, paura o sofferenza.


E' lo schema respiratorio che usiamo quando:
- singhiozziamo disperatamente
- quando ci paralizziamo dalla paura
- quando abbiamo una tachicardia, un attacco di panico o altre cose simili.

E' uno schema respiratorio che utilizziamo anche quando abbiamo semplicemente bisogno di più ossigeno, per esempio stiamo facendo una bella corsa sulla spiaggia al tramonto.
Il punto è che in quel caso il cervello lo sa che ci stiamo muovendo e quindi è naturale avere un aumentato fabbisogno di ossigeno.

Se cominciamo a respirare come se stessimo correndo, ma in realtà i muscoli non si attivano e non consumano l'ossigeno, di nuovo il cervello vede un'incongruenza. 
E il cervello non ama le incongruenze!

Questo qualcosa che non va, si può presentare come una sensazione di disagio strisciante, una non ben identificata sensazione di non-sicurezza, di vago ma non identificato pericolo, insofferenza, sudore (freddo o caldo), nervosismo.

Questa è la ragione per cui, per alcune persone, solo mettere l'attenzione consapevole sul respiro causa un disagio insopportabile. 

Evento non raro nelle classi di yoga, di meditazione e di respirazione.

Ti è capitato che qualche amico ti convincesse ad andare ad un incontro di meditazione e aver passato una delle esperienze più

angosciose della tua vita? 
Non c'è niente che non va in te! 
Alcune persone si calmano stando ferme, altre con una bella corsa. 
Probabilmente sei nel secondo gruppo!

La memoria di eventi sopraffacenti (pillola di teoria polivagale)

A tutto quello detto sopra, si aggiunge  un altro meccanismo fondamentale.

La
neurocezione, cioè la capacità automatica e non cosciente, di stabilire se una situazione è pericolosa oppure no.

In questo meccanismo, la memoria gioca un ruolo fondamentale.

Il nostro cervello analizza continuamente l'ambiente e mette i dati a confronto con le esperienze passate per trovare similitudini o differenze.

Per chi soffre di malattie come enfisema, asma, allergie, tachicardia, il pattern di respirazione "di petto" può far affiorare alla memoria  un attacco particolarmente severo avuto in passato.

Per chi soffre di​ ansia o attacchi di panico,  può accadere la stessa cosa, senza che la persona abbia gli strumenti per modulare o regolare le proprie sensazioni. 

Se la situazione viene giudicata pericolosa, l'insofferenza può diventare tale da farci agire per metterci in salvo dal pericolo (anche se immaginato).

Attacco di cuore , crisi asmatica e attacco d'ansia possono essere facilmente confusi anche in visita al pronto soccorso, a causa dei sintomi davvero molto molti simili.

Circolo vizioso

Sapete qual è il paradosso? 
Che più il disagio aumenta, più il cervello si convince che c'è qualcosa che non va e che siamo in pericolo.
Più aumenta l'insofferenza.

Se la situazione viene giudicata pericolosa, l'insofferenza può diventare tale da farci "scappare dal luogo in cui siamo" oppure "liberarci della mascherina".

Vi è mai capitato di "scappare via" da un posto senza apparente motivo, se non la vostra insofferenza? E la persona che era con voi, vi ha presi per matti?

In quel caso, avete visto la neurocezione in azione.
Il vostro cervello ha giudicato la situazione non buona e vi ha spinto ad uscire e non ha chiesto il permesso alla vostra mente.

Il fatto è che il nostro cervello lavora 24 h su 24 per la nostra sicurezza e prende decisioni senza avvertire la mente. 

La mente è sempre l'ultima a sapere le cose, di solito interviene con qualche spiegazione razionale per giustificare le cose a fatti già avvenuti!

Non siamo un meccanismo meraviglioso?

Come il Feldenkrais può aiutare

Il Feldenkrais non può farvi decidere se mettere o non mettere la mascherina, non può nemmeno convincervi della sua utilità.
Il Feldenkrais non vi eviterà arrossamenti e dermatiti da contatto,

Il Feldenkrais può aiutarvi a stare più comodi in situazioni difficili.
Può insegnarvii a respirare in modi diversi, finché non avrete trovato il vostro modo per respirare dentro la mascherina.

Il Feldenkrais, con il suo accento forte sulla consapevolezza del corpo nello spazio può aiutare a capire qual è il posto sicuro,  a cambiare direzione se qualcuno senza mascherina ci viene incontro,  a stabilire la giusta distanza verso gli altri o a capire se sei tu che stai intralciando la via altrui (e spostarti)

Sembra una banalità, ma quello che vedo in giro è che molte persone non sono presenti alle situazioni, non si rendono conto di stare in mezzo alla strada, non fanno un passo indietro se qualcuno si avvicina indebitamente, non hanno il coraggio di chiedere a qualcuno di spostarsi, così facendo subiscono e allo stesso tempo infliggono vicinanze non desiderate.

Non siamo alberi, abbiamo due gambe per spostarci!

Sembra una banalità, ma quello che vedo in giro è che molte persone non sono presenti alle situazioni, non si rendono conto di stare in mezzo alla strada, non fanno un passo indietro se qualcuno si avvicina indebitamente, non hanno il coraggio di chiedere a qualcuno di spostarsi, così facendo subiscono e allo stesso tempo infliggono vicinanze non desiderate.


Il Feldenkrais insegna anche a stare con le proprie sensazioni, ad osservarsi, valutare ed agire.
In poche parole ad essere meno impulsivi.

Potersi osservare mentre si respira dentro la mascherina, poter stare con il proprio disagio crescente, poter scegliere di respirare in modo diverso, ci aiuta enormemente a negoziare le esigenze del bambino insofferente dentro di noi e dell'adulto razionale e a vivere con più tranquillità la costrizione della mascherina. 

Elaborazione cognitiva

Anche la nostra mente logico-razionale ci può aiutare.
Sapere che il disagio che stiamo provando è dovuta alla naturale capacità del nostro sistema di adattarsi e che il respiro che cambia sta cambiando per aiutarci ad essere più ossigenati e che il nostro senso di disagio serve a farci stare più attenti, ci aiuta a dare un significato positivo all'esperienza.

Torniamo alle mascherine

La mascherina non è pericolosa e non porta particolari danni per la salute, al limite porta dei disagi che con un po’ di ​​​​​buon senso si possono alleviare.

La possiamo usare tranquillamente, nelle situazioni in cui è necessaria, con l'attenzione a toglierla (come detto ufficialmente) per fare attività motoria: bici, jogging, etc.

So che ci sono delle differenze tra regione e regione, ma la trasmissione del virus all'aria aperta e a distanza fisica dalle persone è davvero molto improbabile, per cui se nella vostra regione non è obbligatoria all'aria aperta è ragionevole non indossarla (ma tenerla a portata di mano se dovete avvicinarvi a qualcuno).


Tips sulle mascherine e dintorni

Nota: tutti i dispositivi di sicurezza andrebbero messi per fare una procedura, poi tolti, buttati via e messi nuovi per la procedura successiva (per questo i guanti portati molte ore sono inutili e dannosi)
Noi comuni mortali non abbiamo le forniture di un grande ospedale e siamo costretti a riciclare le mascherine e i guanti.

Facciamolo con buon senso e qualche norma igienica (sennò è tutto inutile)

1

Busta con zip 

Uscire con la mascherina la mattina, tenerla sotto il mento o con il naso fuori tutto il giorno, metterla quando si è da soli in macchina non ha nessun senso.
Meglio allora dotarsi di una bustina di plastica con zip dove riporla quando non l'usate mettendola e togliendola sempre dagli elastici.
Meglio di infilarla in tasca e all'occorrenza, l'interno della busta lo potete anche spruzzare con un po' di disinfettante.
Per precauzione verso gli altri, dopo averla toccata, usate qualche goccia di gel disinfettante.

2

Arrossamenti e dermatiti

Poco si può fare purtroppo, ma la pelle sensibile richiede cure extra con prodotti appositi lenitivi.
La sera o durante la giornata anche un acqua di camomilla fai-da-te fredda di frigo può dare sollievo.  Anche per uomini. (dopo 5 giorni va buttata per evitare proliferazioni batteriche).
Per chi è obbligato a stare molte ore al lavoro, esistono degli spray con acque lenitive termali che si possono spruzzare sul viso durante le pause, sono un po' costosi... ma possono aiutare.
(Volete aiutare davvero la pelle? Smettete di fumare)

3

Igienizzanti contro disinfettanti

Leggete bene le etichette, preferite la dicitura disinfettante o presidio medico-chirurgico (specialmente se il prezzo alto).
Dopodiché usate questi prodotti se necessario e con buon senso per evitare dermatiti e arrossamenti delle mani.

4

Guanti

Ahimè usati senza cognizione di causa sono del tutto inutiil.
Se non siete obbligati ad usarli, se non siete infetti voi o qualcuno in casa, lasciateli stare. 

In ogni caso, non parlare al cellulare con i guanti (ci state sputando sopra) e non teneteli mentre state in fila sotto al sole.

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