Avere più opzioni, più possibilità di scelta e riuscire a valutare una promozione sul lavoro senza andare in panico sono le cose che più mi hanno colpito della storia di Amalia e del suo lavoro sulla regolazione del sistema nervoso. 

Amalia ha partecipato un paio d’anni fa al mio corso Governare il Caos e quest’anno ha accettato di fare una videochiacchierata sulla sua esperienza. 

Questo video può essere particolarmente utile per chi sente di avere poche opzioni, di essere in una situazione di stallo senza via d’uscita o per chi rinuncia alle nuove opportunità perché sembrano “troppo”. 

Amalia si è rivolta inizialmente a me per dei dolori alle ginocchia di origine misteriosa e ha cominciato a frequentare i miei corsi feldenkrais. 

Temeva che i problemi alle ginocchia la costringessero a rinunciare ai suoi amati viaggi a piedi, ma poi si sono aggiunti una serie di peggioramenti della sua salute e vicissitudini personali che sembravano restringere la sua vita a casa-lavoro-casa. 

Riconoscere quando parte l'agitazione

Diverse cose del corso mi hanno aiutato a riconoscere gli schemi che avevo, che si innescavano quando entravo in agitazione.
Adesso riesco a individuare abbastanza velocemente quando sono attivata.

Riconoscere uno schema, non significa “sapere” la dinamica da un punto di vista psicologico, ma “sentire” quando e come emerge nel corpo.
Il nostro corpo è un alleato e ci dirà quando siamo iper-attivati, cioè quando le reazioni di sopravvivenza lotta-fuga-immobilizzazione cominciano a prendere il controllo dei nostri comportamenti.

Allenare l’ascolto del corpo, ci permette di riconoscere quando le cose stanno diventando “troppo” e ci permette di agire prima che il panico o la rabbia prendano tutto lo spazio trascinandoci in azioni impulsive (di cui magari dopo ci pentiamo).


Questa è una delle prime cose che si impara quando si inizia un percorso di regolazione somatica. 

Dalla sensazione di non avere alternative alla possibilità di scegliere

Vivevo una mancanza di opzioni.
Mettere la pausa mi ha aiutato a vedere che avevo delle opzioni e che potevo scegliere.
Quella cosa è stata fantastica.

Quando cominciamo a conoscere (con il corpo, non con la testa) i nostri stili di sopravvivenza, cioè quando cominciamo a capire se siamo più nella fuga, nella lotta o nell’immobilizzazione e soprattutto quando realizziamo che se siamo così oggi,  è perché è successo qualcosa nel nostro passato, allora si cominciano ad aprire delle possibilità.

Possiamo guardarci intorno e letteralmente osservare e valutare le alternative.
Uno degli strumenti pratici del corso più utile per questo è quello dell’orientamento.

La rabbia: da emozione repressa a informazione utilizzabile

Tendo a reprimere la rabbia tantissimo.
Ho cominciato a prendere confidenza con questa emozione.
Non provo più risentimento perché riesco a difendere meglio ciò che voglio.

La sana aggressività è una chiave fondamentale per sviluppare assertività, potere di scelta e presa in carico di noi stessi e dei nostri bisogni.

Paradossalmente, come dice Amalia, poter contattare la sana aggressività ci evita di coltivare e sviluppare il risentimento, un’emozione tossica e distruttiva per noi e per le nostre relazioni.

Questo è davvero uno dei punti chiave del corso e una mia grande battaglia personale, abbiamo tutti bisogno di riconciliarci con questa emozione, concederle diritto di esistere, in un mondo che tende a reprimerla e ad associarla ad un’altra emozione veramente tossica che è la vergogna.

Dall’evitamento all’apertura con strumenti per evitare il panico 

La risposta automatica era: non mi ci avventuro nemmeno.
Ultimamente mi sto aprendo.
So di avere degli strumenti per non andare nel panico.

Vivere evitando le scocciature è una risposta protettiva, il segnale che abbiamo dato tanto, siamo troppo stanchi e ci spaventa dover dare ancora.

L’evitamento, però, ci fa perdere anche delle opportunità di crescita personale ed economica come una promozione al lavoro. 

Aprirsi in questo caso non è buttarsi a casaccio fuori dalla zona di comfort ma è un processo che si sviluppa gradualmente e che ha a che fare con qualcosa che non ho ancora nominato ma è un altro punto fondamentale:

Sviluppare senso di sicurezza

È  questo che ci permette di contenere emozioni intense, come può essere la vergogna di un fallimento.

Significa sviluppare abbastanza solidità da accettare i rischi e potersi dire: se va male, potrei uscirne un po’ ammaccata

ma ancora in piedi.


Dal blocco a sviluppare capacità: come si costruisce sicurezza un passo alla volta

Arrivare a questo è un viaggio di piccoli cambiamenti e piccoli progressi che funzionano perché inseriti in un percorso sequenziato e graduale.
Non ci sono scorciatoie ma si costruisce “capacità” un po’ alla volta.

Si comincia con il riappropriarsi del corpo e del linguaggio delle sensazioni .

Si trovano risorse e strategie per non essere “risucchiati” subito nel vortice dell’impulsività.

Le emozioni cominceranno a diventare meno pericolose e  più tollerabili.

Infine, il mondo esterno non è più qualcosa da evitare ma un posto dove vivere attivamente.

Non si tratta di cambiare o sopprimere una singola reazione ma cambiare il rapporto con quello che succede dentro di noi.

Questo corso non “aggiunge una routine di esercizi”, ma ricostruisce una sequenza di funzionamento del nostro sistema nervoso, cioè di noi nel mondo.

Un lavoro personale che supera i confini individuali

Non nascondo di essere orgogliosa quando ascolto storie come quella di Amalia che sono il risultato del lavoro che sto portando avanti da anni (insieme a tanti altri colleghi nel mondo).

Non è solo una questione di cambiamenti individuali ma anche di un contesto più ampio in cui questi cambiamenti diventano possibili.

Da anni sappiamo che lo stress cronico, la sindrome da stress post-traumatico e il trauma non riconosciuti e non regolati, hanno effetti che vanno ben oltre il momento in cui viene vissuto.

Influenzano il modo in cui stiamo nelle relazioni, come affrontiamo i conflitti, come prendiamo decisioni, come cresciamo i figli, come lavoriamo.

Non perché facciamo qualcosa di sbagliato, ma perché non abbiamo strumenti per guarire a livello del sistema nervoso.

Se una persona impara a riconoscere prima la propria attivazione, a non esserne subito travolta, a stare in contatto con le emozioni senza doverle reprimere o agire impulsivamente, allora non cambia solo il suo benessere.

Cambia il modo in cui entra in relazione con il mondo.

È un lavoro lento, non spettacolare. Non produce storie eclatanti.
Ma quando ti guardi indietro è notevole.

Ed è proprio per questo che, nel tempo, può avere un impatto che va oltre il singolo essere umano.

Da questa visione, nasce un lavoro concreto

Il lavoro di cui parlo è quello che porto avanti da anni, attraverso un percorso strutturato sulla regolazione del sistema nervoso.

Non è un insieme di esercizi rapidi, né un approccio “motivazionale”.
Richiede tempo, continuità e disponibilità a osservare da vicino il proprio funzionamento.

Se senti che questo modo di lavorare ti riguarda, qui sotto trovi tutte le informazioni sul corso e su come è organizzato.

Il percorso non è sempre aperto, apre una volta l’anno e dura 10 settimane.
Clicca il pulsante qui sotto per informazioni aggiornate.

In questo momento le iscrizioni sono aperte!

Governare il Caos

Il corso per interrompere il circuito di stress e dolore cronico, e ritrovare forza vitale