Cose che il tuo medico non ti dirà sul dolore cronico | Caterina Marzoli

Cose che il tuo medico non ti dirà sul dolore cronico

​Aggiornamento dic 2018

​La prescrizione di oppiodi non dovrebbe mai essere ​la prima opzione di trattamento per il dolore secondo le linee guida su gestione del dolore cronico del CDC, il centro epidemiologico degli Stati Uniti.

Queste linee guida del 2016 sono state rinforzate da questo recentissimo studio pubblicato su Jama, secondo il quale chi si rivolge precocemente alla fisioterapia per i 4 principali problemi muscolo-scheletrici, riceve meno prescrizioni di oppiodi in caso di recidiva. 

Qui sotto trovi il mio articolo sulla problematica del dolore cronico.

La storia della fata morfina e il suo incantesimo breve 



Quando è stata scoperta la morfina, nelle piante del papavero, si sapeva solo che funzionava a meraviglia per bloccare il dolore, ma non si capiva il perché​. 


Quando il nostro cervello vuole silenziare il dolore, lo fa con un meccanismo che più o meno "spegne" la trasmissione nervosa mandando in circolo degli oppioidi, i nostri oppioidi. Fatti da noi!

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La morfina è molto simile a queste sostanze e quindi ha lo stesso "fantastico" effetto e infatti, il papavero era già ben noto agli Egizi, ma probabilmente era ancora più antico.


Con il tempo l'uso della morfina è stato sostituito da molecole sintetiche ottenute in laboratorio e oggigiorno l'uso di oppioidi sintetici è uno standard nelle terapie del dolore, nella cura del cancro e di altre malattie altamente invalidanti.

Gli oppioidi si usano anche nei campi di battaglia.

Lecca-lecca di fentanyl sono stati forniti ai soldati combattenti nelle varie guerre del golfo (e probabilmente di molte altre)


Ma... l'uso degli oppiodi non è gratis

Ma l'uso di oppioidi ha diverse controindicazioni come vertigini, nausea e…. morte, se vengono mescolati con altri medicinali, se la dose è eccessiva o se la persona ha problemi respiratori.


Un incredibile scia di morti...

Negli Stati Uniti ogni anno circa

20.000 persone


muoiono a causa di oppioidi legali, cioè quello che è successo a Prince!


E infatti negli anni, l'uso di queste sostanze è diventato sempre più popolare fuori dagli ospedali , tra persone che non sono malati gravi e si utilizza per il mal di schiena e altri tipi di dolore cronico.

Purtroppo, la terapia ​ha uno sgradevole effetto collaterale:


recentemente è stato scoperto che quando la terapia di oppioidi supera le 2/3 settimane, può addirittura aumentare il dolore e creare una condizione che si chiama iperalgesia da oppioidi.

Come è possibile?


E' molto semplice: quando si assumono oppioidi in maniera regolare, il cervello smette di produrre i suoi… praticamente chiude la nostra personale farmacia.

Non solo, poichè le molecole sono simili ma non uguali alle nostre, i recettori sulla superficie dei neuroni cominciano a modificarsi e lentamente spariscono. E gli oppioidi (i nostri o quelli artificiali) non funzionano più bene, è necessario aumentare le dosi.


Sapevi di avere una farmacia in testa? E' aperta 24 ore su 24, è gratis e non paghi il ticket!

E davvero vogliamo fare il possibile perché continui a produrre sostanze chimiche di ottima qualità!


Cosa succede dall'altra parte del mondo?

A seguito di queste scoperte, nei paesi di lingua anglosassone, i medici stanno cominciando ad abbassare le dosi, il che può essere molto frustrante per chi ne ha bisogno perché… all'inizio funzionano e fanno stare molto bene!

In Italia, storicamente, siamo sempre stati un po' restii ad esagerare con le prescrizioni. Nel bene e nel male. Nel bene, perché non abbiamo questa tragica situazione di dipendenza da farmaci diffusa (però ci stiamo arrivando), nel male perché chi ne ha bisogno magari nel passato non li ha potuti avere. 


Se sei in questa situazione, niente panico. Non è detto che tu debba avere tutti questi problemi.
Credo, però, che ci siano alcune cose che potresti voler discutere con il tuo medico dopo un paio di settimane:

  • com'è la situazione nel suo complesso, sto meglio oppure no?
  • Sono in grado di fare attività fisica? (cioè mi aiutano a vivere la mia vita quotidiana?)
  • dovrò aumentare progressivamente le dosi?
  • cosa altro posso fare per migliorare la mia salute?
  • il piano di trattamento è interamente basato sugli oppioidi?
  • qual è la dose efficace più bassa?
  • mi causa effetti collaterali importanti?
  • consumo nicotina, è un problema? (potresti avere una predisposizione genetica alla dipendenza e quindi voler stare particolarmente in guardia...)











Non è facile avere a che fare con il dolore cronico e non direi mai "butta via le pillole e tutto si sistemerà" sarei superficiale e anche un po' criminale, ma posso suggerire di prendere in considerazione un approccio integrato.


In parte, il dolore cronico si può combattere usando il cervello, sai perché? Perché è nel cervello che ci sono i meccanismi del dolore, anche se il dolore lo sentiamo "nel corpo", è quindi nel cervello che questi meccanismi si possono modulare.


C'è dell'ottima letteratura scientifica che ha dimostrato che solo avere delle nozioni sui meccanismi del  dolore e come noi elaboriamo queste conoscenze cambia la percezione del dolore (cioè la quantità di dolore che sentiamo)!!!!

Per esempio: 

Uno studio realizzato negli Stati Uniti ha misurato il dolore in pazienti prima e dopo la lettura della lastra della colonna. I pazienti a cui veniva detto: "Lei ha la schiena di un novantenne", sentivano più dolore (dopo questa frase).

Un altro studio, ha invece misurato il dolore di persone  a cui veniva spiegato in un colloquio di due ore, il meccanismo del dolore e che era normale la schiena facesse un po' male. Risultati? Stavano meglio!!!

La prossima volta che un medico ti legge un esame, da come ti parla, ti farai un'idea delle sue competenze sul dolore.

Sfortunatamente queste conoscenze sono troppo recenti per essere già diffuse tra tutti gli operatori sanitari.

E' normale

di fronte al dolore, alla malattia e alla possibile perdita di autonomia,  siamo fragili e spaventati. La relazione con chi ci ha in cura, le nostre credenze, il rapporto con il dolore, ne influenzano grandemente la percezione. ​

Quindi​

sono d'aiuto tutte quelle tecniche che aiutano la mente a spostare il focus di attenzione e a modficare l'obiettivo da "devo mandare via questo dolore" a "posso migliorare la qualità della vita".
Così come, possono essere d'aiuto movimenti piccoli e lenti nelle direzioni del non-dolore.
Non cito tutte le metodologie nel dettaglio perché siamo tutti diversi, le patologie sono diverse e le tecniche non funzionano su tutti allo stesso modo.


Attenzione:

non sto dicendo di negare il dolore!

Non sto parlando di un atteggiamento del genere "ok, faccio finta di niente, mi sforzo di vivere come prima"​, "stringo i denti e vado!"

Così è peggio!


Ma di rendere la mente flessibile, di lavorare sulla paura del dolore  e integrare approcci diversi che possono tenere aperta la nostra farmacia, gratuita, in servizio in h24 e che produce oppioidi da 18 a 33 volte più potenti di quelli in commercio.


Se sei in questa situazione, parlane con il tuo medico e rivolgiti a un professionista che sappia affiancarti in questo percorso.





Questo articolo è stato reso possibile dal prezioso, creativo e geniale lavoro di ricerca dei Dott.ri Lorimer Moseley e David Butler, di cui si trovano ampie tracce sul web.

Grazie a loro e ad altri visionari come Moshe Feldenkrais, sta crescendo e si sta diffondendo una cultura della riabilitazione senza dolore!

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