Annarita e il rinforzo del quadricipite | Caterina Marzoli

Annarita e il rinforzo del quadricipite

​Il racconto (anche detto anamnesi)

​Annarita è un’intelligente e simpatica mamma quarantenne, lavoratrice, vivace ed attiva. L’ho incontrata per la prima volta ​qualche mese fa,  la collega che mi aveva passato il suo numero si era raccomandata:
“Aho’, non je fa cose strane, deve fa’ solo il rinforzo del quadricipite.

Io: “cose strane? Chi… Io?”

​Annarita aveva fatto una terapia con un emoderivato per una degenerazione della cartilagine della rotula e l’ortopedico aveva raccomandato il rinforzo del quadricipite a vita.
Mi racconta una lunga storia decennale di dolori al ginocchio e di sofferenza d​ella rotula, a causa della  quale, si è addirittura sposata con le stampelle.

​Dopo l’intervento con l’emoderivato va abbastanza bene, ma in realtà a fine giornata il ginocchio le fa male ed è costretta a portare sempre e solo scarpe bassissime, anche d’inverno.  Fa gli esercizi per il quadricipite tutti i giorni ma è preoccupata perché comincia a farle male la schiena.

​Valutare è facile, decidere meno

​Faccio qualche test di mobilità e di forza muscolare, il ginocchio è solo un po’ meno efficiente dell’altro, sia nella mobilità che nella forza, ma molto meglio di quanto mi aspettassi.

Ligia al dovere e alle prescrizioni dell’ortopedico, comincio a mostrarle qualche classico esercizio di rinforzo.

​Mentre la guardo fare gli esercizi, mi colpisce il suo fisico con masse muscolari supertoniche - rare in una mamma che non fa attività fisica ​ ma soprattutto mi colpiscono le dita dei piedi, perennemente flesse all’indietro, le caviglie sempre flesse e i muscoli delle gambe, agonisti e antagonisti, perennemente contratti in una sorta di co-contrazione.

​Non è difficile intuire perché cominci a farle male la schiena e perché si stanca facilmente il ginocchio.

​Bene, ma avevo promesso alla collega, niente cose strane e poi c’è la prescrizione dell’ortopedico da rispettare.

​Ho la netta impressione che continuare a ​ rinforzare un apparato muscolare che sembra già molto tonico e teso, sia come metter​e il ginocchio in una morsa di ferro e non voglio farlo, ma non voglio nemmeno proporle esercizi di rilassamento.

Insomma mi sono trovata davanti a un dilemma, seguire le prescrizioni dell'ortopedico anche se non ero convinta o fare quello che sentivo con il rischio  di confondere ​troppo e deludere le aspettative di una paziente molto motivata?

​Alla fine, ho trovato il modo di salvare capra e cavoli.  Sollecitare l'uso del quadricipite cercando di inibire il resto.

​Le strategie

1

​Prima strategia: controllo e uso dell’attenzione.
Propongo ad Annarita i soliti esercizi ma porto la sua attenzione sul farli tenendo le dita dei piedi rilassate. L’idea è quella di inibire le contrazioni non necessarie, ma si rivela per lei una grande sfida.
Allora inserisco una serie di movimenti e differenziazioni delle dita dei piedi e della caviglia in diverse posizioni in gravità, supina, seduta, in piedi e in equilibrio instabile, non sembra ma intanto lavora ​il quadricipite, ​anche se l’attenzione è spostata altrove.

​Dopo solo due sedute, Annarita mi annuncia con meraviglia che ha ripreso ad indossare gli stivali, senza tacco ovviamente, ma è già una grande novità e a sentirsi meno stanca quando fa le scale.

​2

​Seconda strategia: mettere in relazione il ginocchio con piede e anca/bacino.
Le sedute successiva proseguono con esercizi per la mobilizzazione delle anche e la relazione delle anche con le ginocchia e le caviglie​.

Non appena Annarita perfeziona il controllo neuromuscolare dei movimenti delle anche da supina, ​ trasferisc​o tutto in una serie di esercizi in piedi per il miglioramento dello spostamento del peso da una gamba all’altra, dell’uso delle caviglie e delle anche. Il quadricipite continua a lavorare a carico naturale.

​3

​Terza strategia: mettere tutto insieme in un ciclo del passo globale e fluido
La serie di esercizi in piedi viene arricchita ad ogni seduta di nuovi elementi, coinvolgono il tronco, le braccia e la testa, il ginocchio diventa una molla e tutto il corpo partecipa al cammino, di modo che lo sforzo venga distribuito in maniera proporzionale: articolazioni e muscoli grandi, lavoro grande, articolazioni e muscoli piccoli, lavoro piccolo.
​Ovviamente ​non ​mancano esercizi di ​ propriocezione e​d equilibrio dinamico ​in appoggio ​su un piede solo.

​Conclusioni: non perfetto ma funzionale

​Mano a mano che Annarita, impara a ​mettere in relazione tutte le articolazioni della gamba con il bacino, il ​ modo di camminare ​diventa più fluido, ​lo sforzo viene condiviso e distribuito su tutto lo scheletro, l’arrivo del tallone a terra più leggero e preciso, le gambe si alternano più velocemente, il bacino è presente nel movimento, mentre il torace comincia a muoversi per controbilanciare il ​ bacino e le braccia acquisiscono la loro naturale oscillazione, tutto per permettere alla testa di ritrovarsi leggera e libera di esplorare l’ambiente, in cima alla colonna.


Un paio di sedute sono state dedicate alla m​obilizzazione della colonna vertebrale per allentare i muscoli molto tesi a livello dorsale, la tensione alla schiena, risultato degli esercizi fai da te, è rapidamente sparita!

​Il ginocchio di Annarita non è perfetto, non tornerà tale ​e occasionalmente​, nelle giornate ​più lunghe e impegnative, ​​ le dà un leggero dolore, ma nel complesso la sua autonomia di movimento è aumentata, così come il periodo di libertà dal dolore e la scelta di scarpe disponibili.

​Questo ciclo di terapia mi era stato prescritto da un ortopedico per un problema ​al ginocchio.
Quello che mi è piaciuto, è che  ho percepito  questo approccio come molto naturale, dalla seconda seduta ho notato che i movimenti erano diventati più fluidi e sciolti.
Inoltre mi ha aiutato molto a non puntare tutta la mia attenzione sul ​ginocchio.

Annarita //  ​Avvocato


Quando la visione ​ è globale e "olistica", pensare di applicare un protocollo semplice e diretto a uno specifico muscolo può essere frustrante per il fisioterapista (che sa bene che non basta ​rinforzare un muscolo perchè tutto ​vada a posto).


Ma se il fine ultimo è ​aiutare la persona a funzionare meglio nella sua vita quotidiana, anche il più ​banale dei protocolli può diventare un​a sfida creativa. 


Apparentemente non ho utiizzato il Metodo Feldenkrais in questo caso, ma non è del tutto vero.

Non ho usato le classiche lezioni di  Moshe Feldenkrais ma ho utilizzato i suoi principi e le sue idee-chiave per favorire un cambiamento ​che aiutasse Annarita ad usare meglio il suo ginocchio.


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