8 marzo e le discriminazioni in sanità | Caterina Marzoli

8 marzo e le discriminazioni in sanità

Le mimose hanno forse fatto il loro tempo.
Ma l'8 marzo ​ri​mane un'occasione di riflessione sulla questione femminile, indipendentemente dalle mimose e da tutto il resto.

E dovrebbe essere un'occasione di confronto su questi temi per tutte e tutti. 

L'8 marzo è il giorno in cui ​ci vengono ricordate tutte le violenze, fisiche, morali e giuridiche a cui le donne sono state e ​sono ancora sottoposte.
​Non credo che molte abbiano veramente voglia di festeggiare.

​Le differenze in ambito sanitario

Oggi voglio portare alla tua attenzione alcune cose che succedono alle donne in ambito sanitario, e non sono nemmeno le peggiori, ma sono quelle subdole e misconosciute. 

La prima volta che ho sentito parlare di queste cose sono rimasta piuttosto sorpresa io stessa. E la mia prima reazione è stata una rabbia sorda. 

Alcuni studi ​ hanno dimostrato che le donne ricevono meno antidolorifici degli uomini nei ricoveri ospedalieri e al pronto soccorso.

Nel caso di attacco cardiaco, aspettano di più al pronto soccorso e quando vengono esaminate e trattate, ricevono meno farmaci come i betabloccanti e le statine, riducendo la percentuale di sopravvivenza post-infarto.

​Nella richiesta di farmarci per il dolore spesso ricevono sedativi per l'ansia, invece di oppiodi che sono più efficaci nel trattare il dolore. 

Questo altro studio invece, parla di un generale pregiudizio (bias) contro le donne nel trattamento del dolore.

Anche se ci sono, in effetti, delle differenze nel modo ​in cui uomini e donne percepiscono il dolore e reagiscono agli oppioidi e ai farmaci in generale, probabilmente a causa del ruolo degli estrogeni, spesso gli studi hanno ​fatto emergere pregiudizi e credenze di tipo culturale.

​Medici (di entrambi i sessi) e infermiere spesso pensano che:

  • Le donne sono portate a lamentarsi più degli uomini (smentito da studi)
  • L'origine del dolore delle donne è di tipo psicogeno: ansia, attacchi di panico, stress e più spesso vengono inviate al consulto psichiatrico.

Va da sè che il risultato è:
- ti dò meno retta,
- il tuo caso non è serio,
- perchè sei venuta a farti visitare, qui abbiamo malati veri a cui pensare. 

Due malattie simbolo, fibromialgia e vulvodinia


Oggigiorno la fibromialgia è una malattia piuttosto nota, anche sulla strada di un riconoscimento di invalidità.
Le persone​ che ne soffrono, praticamente solo donne soffrono di dolori forti tutti i giorni,   arrivano dal medico ​in uno stato psicologico di prostrazione, ansia e paura.
E come dare loro torto???

Molti anni fa, quando non si sapeva nulla di questa malattia, era facile e rapido classificare tutto come disturbo immaginario. 

Le donne che soffrono da 10/15 anni di fibromialgia, si portano addosso da anni le etichette di:
- pazza
- depressa
- nevrotica
- malata immaginaria
- ​assenteista dal lavoro

Oltre la malattia misteriosa e inspiegabile, altamente invalidante,  il dolore di non essere capite, ascoltate e prese in carico. 
Hanno dovuto combattere contro il sistema sanitario ma anche con i loro familiari per vedere riconosciuta la loro condizione di sofferenza. 

Ma, se chi soffre di fibromialgia, oggi può trovare più facilmente professionisti competenti, lo stesso non si può dire per chi soffre di vulvodinia, dolore ai genitali esterni che rendono difficili o impossibili i rapporti sessuali. 

Le donne che soffrono di questa malattia, in genere sono considerate donne con problemi sessuali, matrimoni infelici e tutto il repertorio pseudo-freudiano.
I ginecologi non ne sanno granché e spesso non sanno come muoversi (un'indagine sul plesso sacrale e domande su passati traumi al sacro per esempio?)

Il grande consiglio che queste donne spesso si sentono dare dal proprio medico/ginecologo è: 
beva un bicchiere di vino prima d​i un rapporto con suo marito.
​Non è un po' poco come terapia?

I pregiudizi culturali 

Il trattamento che ricevono le donne ha radici profonde nelle differenze di genere.

Verso le donne c'è una visione ambivalente, da un lato esseri fragili e deboli,  che valgono meno, a cui, una volta,  si dava meno da mangiare rispetto ai  maschi della famiglia, figuriamoci il diritto agli analgesici. Oggigiorno valiamo meno sul posto di lavoro, perchè veniamo pagate dal ​20% al ​30% in meno.

Dall'altra, siccome le donne partoriscono con dolore e si tolgono loro stesse il pane di bocca per i figli, tutti si aspettano che siano molto forti e che continui ad essere così per sempre.
Il sacrificio continuo sembra essere il naturale destino delle donne e sembra essere quello che tutti, uomini e altre donne, si aspettano da loro.

Chi non ha sentito i racconti delle nonne o bisnonne  ​che hanno partorito nei campi e poi si sono ri-messe a fare il fieno?
Chi non ha avuto una nonna che​ l'ha ​criticata per  ​un antidolorifico mestruale?  ​Ai suoi tempi non c'erano! O meglio, c'erano ma non erano disponibili per lei. 

Chi, oggi,  non si è sentita sottilmente in colpa per aver preso qualcosa per i dolori mestruali o per il mal di testa?
Per aver ceduto al dolore invece di aver sopportato stoicamente, continuando a lavorare o ad occuparsi dei figli e delle faccende?

C'è anche una sottile soddisfazione nel dire: no, io non prendo mai farmaci, io sopporto!
Aspettando che qualcuno ci dica quanto siamo brave (ma non succederà, perchè l'eroismo, quando diventa quotidiano, diventa anche scontato).

Insomma, ci sono due aspetti, i pregiudizi di una società ancora molto maschile  e un ​ continuo e volontario mettersi in secondo piano​ da sole. 

E' questo l'aspetto su cui ti voglio proporre una riflessione perchè su questo, solo tu puoi decidere se cominciare a cambiare oppure no.

Nella mia pratica clinica non è diverso

Nel mio studio ricevo spesso donne con problematiche di dolore acuto o cronico.
Quando chiedo se prendono farmaci, la risposta è sempre la stessa:
cerco di resistere e non prenderli perché fanno male.

E' del tutto paradossale per me, che sono sempre stata antifarmaci, trovarmi a consigliare una ​rivalutazione delle loro posizioni.

Dall'abuso alla scarsità dei farmaci

Negli ultimi 20/30 anni l'informazione ha acceso i riflettori sull'abuso di farmaci soprattutto tranquillanti, barbiturici, psicofarmaci. 
Giustissimo!
Ho anche scritto un articolo sull'abuso di oppioidi, ma non bisogna esagerare all'opposto.

​Si sono talmente esagerati gli effetti collaterali e dannosi dei farmaci, da ottenere l'effetto contrario e da provocare una vera e propria fobia del farmaco.
C'è tanta paura soprattutto di cadere nella dipendenza, nel dubbio si evitano tutti i farmaci, a prescindere. 

Il risultato è arrendersi alla sofferenza, complice l'autoidentificazione con il ruolo della donna stoica che sopporta e resiste in silenzio, continuando a portare a termini i suoi ​compiti.

Però così la qualità della vita  comincia a diminuire in maniera subdola e costante.

​Curarsi con il buon senso

Non spetta a me prescrivere farmaci e non lo faccio mai, ma provo a fare un ragionamento di buon senso basato sulla pratica.

Tutti i farmaci hanno effetti collaterali ma questi si manifestano di solito nell'uso prolungato (reazioni allergiche a parte che sono immediate ma anche rare).
Oppure si manifestano in persone che sono già debilitate o costrette a prendere più farmaci.

Un analgesico per i dolori mestruali, un pastiglia per l'emicrania al mese o qualche goccia per dormire non ​causano un peggioramento della salute generale, mentre invece il dolore provoca perdita della qualità della vita.
La assunzione di antidolorifici andrebbe valutata (insieme al medico) ​parlando anche di qualità della vita e salute futura.

Esempio: prova​ a non dormire per tre-cinque-otto mesi di seguito, comincer​ai a sentir​ti uno straccio, ma tutti i ​tuoi organi e sistemi cominceranno a funzionare meno. Comincerai ad avere problemi digestivi, intestinali, di concentrazione, di irritabilità (che guasterà i ​tuoi rapporti lavorativi e familiari). Anche il ​tuo cuore potrebbe soffrirne.


In un'analisi costi e benefici, se ​sei in buona salute generale, direi che un blando sonnifero per un breve periodo può valutato insieme al medico senza inutili timori, allarmismi e sensi di colpa.


​Recuperare la serenità sarà il regalo migliore per te e i tuoi familiari.

​Chi dovrebbe davvero ​preoccuparsi e ridurre i farmaci

​Ovviamente non sono pro-chimica e non vedo a cuor leggero ​l'uso continuato di farmaci. 
Tuttavia ci sono persone che non possono scegliere, ​sono tutte quelle persone che soffrono di dolore cronico, che sia fibromialgia, dolore pelvico cronico, mal di schiena cronico, emicranie ricorrenti e resistenti ai farmaci.
​Queste persone si trovano spesso a prendere:

  • ​antidolorifici
  • ​antiinfiammatori
  • ​sonniferi
  • ansiolitici
  • antiepilettici

​Chi si trova in questa situazione, vive ulteriori preoccupazioni sulla propria salute proprio per gli effetti a lungo termine dei farmaci.

​Cosa dovrebbero fare:

​Il dolore è un meccanismo molto complesso, perchè alla componente biologica (quella su cui agiscono i farmaci) si unisce quella psicologica e l'elaborazione culturale (cioè quanto dolore senti dipende anche da chi sei e dove sei nato).

Su questi fattori è possibile agire con ​il movimento, la fisioterapia e la ​psicoterapia. Entrambe le cose possono essere utili per modulare il dolore. 

Feldenkrais, fisioterapia, psicoterapia, ipnosi, agopuntura, esercizio moderato  ​hanno dimostrato di ​essere efficaci nel diminuire il dolore e cambiare il proprio atteggiamento.

Questo si traduce automaticamente in una riduzione dei dosaggi dei farmaci.

​Cosa scegliere? 

​Personalmente ​ ho avuto ottimi risultati con il feldenkrais individuale su pazienti con fibromialgia, dolore pelvico cronico e mal di testa.

Ma è difficile da dire. ​Perchè ogni percorso è personale. Ognuna è diversa.
Il suggerimento migliore è di continuare a cercare la propria formula senza arrendersi.

​Qual è il tuo atteggiamento verso il dolore?

​Come ti comporti quando stai male? Quali sono le tue esperienze con il dolore? Come ti prendi cura di te? 
Sarei davvero curiosa di saperlo, puoi scrivere, se ti va, un commento qui sotto.

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